Archive for Marzo 2008
Il senato come quello di prima
da www.europaquotidiano.it
di PAOLO NATALE
Ultimo giorno di notizie elettoralmente sensibili. A quindici giorni dal voto, occorre fare il punto su quali siano gli attuali rapporti di forza tra le forze politiche in competizione, con uno sguardo “futuribile” a cosa accadrà poi realmente nel segreto dell’urna.
La formazione capitanata da Silvio Berlusconi potrà avere un vantaggio alla camera compreso tra il 2-3 per cento e l’8-9 per cento, rispetto a quella capitanata da Walter Veltroni. Sembra quindi che le chances per la coalizione del Pd di vincere nel primo ramo del parlamento siano scarse, a meno ovviamente di accadimenti talmente apocalittici da rimettere in discussione tendenze che paiono consolidate. Vediamo nel dettaglio i singoli partiti.
Il Pdl è stimabile tra i 38 e i 40 punti, segno che l’unione di Forza Italia e An e gli altri componenti confluiti nel nuovo partito ha fruttato un incremento di poco più di un punto, rispetto al risultato delle precedenti politiche del 2006: non molto, ma nemmeno poco, dato che in genere le confluenze determinano un lieve arretramento complessivo.
Il secondo partito della coalizione di centrodestra, la Lega nord sembra godere di un buon vantaggio competitivo.
Nel 2006 aveva il 4,6 per cento dei consensi, insieme all’Mpa, mentre oggi pare in crescita, considerando che si presenta unicamente nel centro-nord, raggiungendo probabilmente una quota tra il 5 ed il 6 per cento, con punte elevatissime nel lombardo-veneto. Le stime per la formazione di Lombardo sono piuttosto contraddittorie, ma dovrebbero permettergli di portare significative fascine (attorno allo 0,5%) alla coalizione di Berlusconi, principalmente in Sicilia ed in Calabria.
Il Pd gode di buona salute, soprattutto se confrontato con i magri risultati di Ds+Margherita del 2006, che non arrivavano al senato nemmeno alla soglia del 30 per cento. Ma anche nel confronto con l’Ulivo della camera, l’incremento appare notevole, tra i 3 e i 5 punti, in massima parte provenienti da altre forze della precedente coalizione dell’Unione.
La scarsa attuale affluenza da trafughi del centrodestra non gli permettono di compiere un balzo deciso in avanti: rimane molto probabilmente inevaso il tentativo di diventare il primo partito italiano. Anche la performance della lista Di Pietro sembra positiva, giungendo forse a raddoppiare il suo precedente elettorato e toccare quote superiori al 4 per cento.
A completare l’organico della coalizione di Veltroni, arriva dall’Alto Adige il supporto dell’Svp, il partito del popolo sudtirolese, tradizionale alleato del centrosinistra: una quota di voti simile a quella che potrebbe portare dall’altra parte il Mpa di Lombardo, intorno al mezzo punto percentuale a livello nazionale.
Le altre due forze intermedie, Sinistra Arcobaleno di Bertinotti e Udc di Casini, sono stimabili su percentuali simili, comprese tra il 5 e l’8 per cento, molto simili al risultato fatto registrare nelle precedenti elezioni del 2006. Per entrambi i raggruppamenti le speranze sono ovviamente di giungere a quote molto più elevate, magari sfondando il tetto del 10 per cento, ma non bisogna dimenticare che, con il costante appello al voto utile, era anche possibile uno svuotamento della loro riserva elettorale.
Nuocerà probabilmente agli Arcobaleno la compresenza sulla scheda elettorale delle due-tre formazioni che si presentano con il tradizionale simbolo comunista della falce-martello, in grado di drenare un buon numero di voti, vicino all’uno per cento, a scapito della formazione di Bertinotti.
La Destra della coppia Santanchè- Storace non gode di particolare appeal presso la popolazione elettorale: superare il 2 per cento, arrivando vicino al 3, sarebbe già un buon risultato, soprattutto se confrontato con il magro successo delle formazioni di estrema destra nelle precedenti elezioni.
I Socialisti di Boselli ristagnano attorno all’uno per cento di voti, meno della metà del vecchio raggruppamento della Rosa nel Pugno, dove erano presenti anche i radicali. Scarse le chances infine delle altre formazioni minori, con forse l’unica eccezione – oltre ai tre partiti comunisti – della lista Grillo, del cui risultato è quasi impossibile fare previsioni significative.
Ma se questo è il quadro della camera, tendenzialmente definibile con la vittoria di Berlusconi è, come ormai noto a tutti, il tema del risultato al senato quello che maggiormente rimane in bilico. Le più recenti stime parlano di un vantaggio, per la formazione del PdL-Lega-Mpa, compreso tra gli 8 e i 15 senatori, a seconda di quello che accadrà nelle 4-5 regioni critiche (Lazio, Liguria, Calabria, Sardegna e Abruzzo). Senza però contare i senatori a vita, in maggioranza più vicini al Pd. Il vero punto interrogativo sarà dunque questo: avremo quest’anno una riedizione, a parti invertite, del senato 2006?
Add comment Marzo 30, 2008
Italiani più poveri, operai verso destra
Italiani più poveri, operai verso destra
Repubblica — 21 marzo 2008 pagina 10 sezione: POLITICA INTERNA
Una società che si sente in affanno, e soffre di incertezza se guarda al futuro. Il sentimento di declino accompagna le prospettive non solo delle classi popolari, ma anche del ceto medio: per entrambe le componenti è cresciuta, in questa fase, la percezione di scivolare verso il basso, nella scala sociale. Si tratta di un clima di opinione diffuso, che inevitabilmente intreccia il dibattito pre-elettorale. E’ quanto emerge dai risultati della 17sima indagine dell’ Osservatorio sul capitale sociale, curata da Demos per Coop, che ha approfondito il tema delle classi sociali. Erano il 40%, nel 2006, gli italiani che ritenevano di appartenere al ceto popolare o alla classe operaia, oggi sono il 46%. Quanti si “sentono” ceto medio sono diminuiti dal 54 al 49%. Si è ulteriormente assottigliata anche la componente di chi si definisce ceto superiore, che comprende appena il 5% della popolazione.
Add comment Marzo 21, 2008
Si apre la caccia agli indecisi/3
PDL IL VANTAGGIO SALE A OTTO PUNTI, MA GLI INDECISI SFIORANO IL 28% di Marco Cacciotto (www.ilsole24ore.com)
Nell’ultimo mese di campagna elettorale il focus della comunicazione dei candidati passerà gradualmente dalla mobilitazione della propria base elettorale al tentativo di convincere gli indecisi. In questo momento in tutte le rilevazioni la quota dei dichiaranti un partito si aggira tra il 60 e il 70%. Nell’Osservatorio Politico Nazionale condotto da Lorien Consulting è, in questo momento, del 65% con una quota di “non sa/non risponde” del 27,8%. All’interno di questo dato si celano i futuri non votanti, gli elettori che pur avendo un partito di riferimento potrebbero astenersi e i veri indecisi che non sanno quale partito votare.
Per una prima analisi degli indecisi possiamo prendere in considerazione quanti pur non dichiarando un partito non escludono di andare a votare (la percentuale scende al 25%). Qual’è il profilo socio demografico degli indecisi? Gli indecisi sono più donne che uomini, abitano in centri medio piccoli, sono giovani (18-34 anni) e nella fascia tra i 55 e i 64 anni, con un titolo di studio medio basso, nelle professioni impiegatizie, tra gli studenti e le casalinghe.
Per raggiungere questo target i candidati dovranno cambiare linguaggio e tipo di campagna: si tratta, infatti, di un target che segue in misura inferiore il dibattito politico, più sensibile a messaggi emotivi che razionali.
Si apre quindi una nuova partita. Ma da quali basi di partenza?
La rilevazione che prendiamo in esame stima al 13 marzo un distacco tra le due coalizioni principali di otto punti circa che sono il frutto di una crescita, negli ultimi dieci giorni, del Pdl a fronte di una stasi del PD.
Oltre alla crescita del Pdl (in parte a discapito dell’alleato Lega Nord), l’altro dato interessante è il trend negativo della Sinistra Arcobaleno che è attualmente al 7,3%. E’ sostanzialmente stabile l’Unione di Centro.
Visto il distacco possiamo considerare scontata la vittoria del Pdl? Come hanno insegnato le ultime due elezioni non si può mai dare per conclusa una sfida nella quale una percentuale così rilevante di elettori non si è ancora schierata. Se andiamo ad analizzare cosa hanno votato nel 2006 gli attuali indecisi, possiamo notare che sono in misura considerevolmente superiore tra quanti hanno votato centro sinistra e, in particolare, tra gli elettori dell’Ulivo e dell’Italia dei Valori. Questo rappresenta un’occasione di recupero per Veltroni, ma dovrà essere capace di trovare i messaggi giusti perché la campagna condotta fino a questo momento non è stata in grado di rimobilitarli.
Infine la quota più probabile di elettori indecisi che alla fine andranno a votare è stimabile tra il 12 e il 15%. Si tratta di una quota che andrà a ripartirsi tra i vari schieramenti e che è molto difficile possa permettere un sorpasso, ma potrebbe modificare gli equilibri al Senato dove la partita è regione per regione e il raggiungimento del quorum da parte di Sinistra Arcobaleno e l’Unione di Centro ridurrebbe il numero dei senatori di Pdl e PD.
Add comment Marzo 15, 2008
si apre la caccia agli indecisi/2
di Paolo Natale (da www.europaquotidiano.it)
Lo sappiamo ormai tutti che l`elettore italiano ha grosse resistenze a cambiare voto. E non solo quello italiano. Anche negli altri paesi la tendenza che si sta diffondendo tra i cittadini è proprio quella di riconfermare, nella stragrande maggioranza, le proprie precedenti affiliazioni. È capitato giusto domenica scorsa nelle politiche spagnole; rispetto alle precedenti elezioni, i movimenti di voto complessivo sono stati molto ridotti: Zapatero ha guadagnato un piccolo 1-2 per cento, sottraendolo alla sinistra più estrema, il Ppe qualcosa di più, gettonato dalle frange più moderate. Ma sostanzialmente gli elettori non hanno fatto che rivotare per la propria parte politica, senza particolari passaggi di voto.
È il fenomeno che ho battezzato ormai un decennio fa come “fedeltà leggera”: la politica non ci piace molto, non ci identifichiamo più – come una volta – con un certo partito, ma ciononostante quando andiamo a votare ribadiamo la nostra scelta a favore della stessa parte politica, della medesima coalizione. Se questo è vero nella maggior parte dei casi, come si fa allora a battere la parte avversaria? Tre sono le alternative possibili: attraverso un ampio sistema di alleanze, come nel caso delle politiche del 2006; sfruttando le differenti mobilitazioni al voto, come nel caso delle regionali del 2005; oppure cercando di convincere quella piccola ma significativa quota di elettori ancora più lontani dalla politica, che potrebbero votare per una o l`altra parte in maniera indifferenziata, sulla base di parole d`ordine forti, di appeal da parte del leader, di improvvise fiducie nei confronti di un soggetto politico che pare diverso dagli altri.
Ci è riuscito per la prima volta Berlusconi nel 1994, quando scese in politica utilizzando parole d`ordine che parevano (e forse erano) certamente diverse dalle solite, stantie e abitudinarie. E, per vincere, dovrebbe farlo anche Veltroni. Perché il degli italiani distacco attuale tra i due principali schieramenti non è altissimo (tra i 5 e gli 8 punti a seconda dei diversi sondaggi), ma è recuperabile solo riuscendo a diventare il punto di riferimento di quell`elettorato un po` tiepido, il cosiddetto “ventre molle” dei votanti che ha bisogno di stimoli forti, di sentirsi coinvolto in un`idea diversa del paese.
I potenziali elettori del Pd sono stimabili oggi in circa il 6-7 per cento della popolazione elettorale; sono coloro che guardano a quel partito come una possibile scelta di voto, ma non si sentono ancora del tutto convinti. Potrebbero andare da quella parte ma anche dall`altra, oppure ancora astenersi. Chi sono? E con quali temi è possibile convincerli? Prima di tutto sono elettori che paiono sensibili. all`appeal di Veltroni, lo reputano una persona degna di fiducia e gli affiderebbero il governo del paese senza particolari remore, grazie alla sua scelta di allontanarsi dalia sinistra radicale. Lo guardano con simpatia, ma ancora non sono convinti. Sono presenti in maggior misura tra le casalinghe e gli anziani, alcuni tra loro un pochino delusi dall`appoggio che negli scorsi anni avevano dato a Berlusconi, e che si aspettano novità che li coinvolgano, attendono qualcuno che parli anche a loro, ma non in “politichese”;
piuttosto con un linguaggio nuovo che dia loro fiducia sulle sorti future del paese.
Sono sensibili ai temi ambientalisti, spaventati per la crescente insicurezza, non particolarmente attaccati alle direttive della Chiesa, e riconoscono verità nelle parole di Beppe Grillo. Insomma, gente un po` così, con le idee non molto chiare, che però desidera che qualcuno le dia una mano per risolvere i suoi problemi quotidiani, in maniera pacifica. Le loro parole-chiave sono: uguaglianza, moderazione, pace sociale, modernità e benessere.
Per colmare il gap che ancora lo separa da Berlusconi, il leader del Pd deve parlare soprattutto a questi elettori e cercare di convincerli.
Altrimenti, sarà stata solamente una bella gara, ma senza possibilità di vittoria
Add comment Marzo 15, 2008
Si apre la caccia agli indecisi /1
Solo il 60% di chi votò Ulivo nel 2006 ha già scelto il Pd
di RENATO MANNHEIMER
Le più recenti distribuzioni delle intenzioni di voto in vista delle prossime elezioni vedono, rispetto alle scorse settimane, mutamenti lievi, il che è ovvio, poiché gli spostamenti di opinione sono sempre graduali nel tempo e riguardano ogni volta necessariamente una quota limitata di popolazione. Ma alcune differenze nell`entità del seguito dichiarato per i vari partiti appaiono per molti versi significative.
Anche gli ultimi dati confermano la già nota predominanza del Pdl, che sembra accrescere – seppur di pochissimo – il vantaggio già acquisito rispetto al consenso ottenuto dalla coalizione guidata da Veltroni. Que- st`ultima ha, come si sa, subito negli ultimi giorni una battuta d`arresto – non sappiamo se temporanea o definitiva – nella crescita manifestatasi da gennaio.
Secondo qualche rilevazione, il Pd parrebbe aver manifestato addirittura un lieve decremento. La distanza tra le due coalizioni principali si aggira oggi mediamente attorno agli 8 punti: si va da istituti che stimano una differenza del 6,5% ad altri che ipotizzano quasi il 1o%, ma spesso le variazioni dipendono dal margine di approssimazione statistico.
Tuttavia, i movimenti più interessanti registrati nell`ultimo periodo riguardano le piccole forze. Alcune mostrano incrementi piuttosto consistenti. Ad esempio, paiono in crescita le componenti collocate sulle estre- me dello scenario politico: la Sinistra l`Arcobaleno e La Destra.
Non a caso, tutti e due questi partiti hanno iniziato proprio in questi giorni una campagna più intensa, attraverso annunci sui media e affissioni. L`efficacia mostrata dalla comunicazione di queste forze politiche fa pensare che esista un segmento, sia pure quantitativamente limitato, di elettorato poco convinto dall`argomento dei «voto utile» e desideroso, piuttosto, di scegliere una forza politica dalle proposte nette, che lo rappresenti,senza mediazioni o compromessi.
In altre parole, la semplificazione dei quadro politico e l`eliminazione – o la perdita di importanza – delle forze minori si rivela ancora un obiettivo condiviso dalla maggioranza dell`elettorato, ma non da tutte le sue componenti. Alcuni preferiscono il mantenimento di una pluralità più ampia di partiti, che permetta l`espressione compiuta di tutte le posizioni.
Resta da dire che gli indecisi sono-ancora molti. Ne è una prova la percentuale di «conferme» per il voto ai diversi partiti da parte di chi li aveva scelti nel 2oo6. Il massimo valore riscontrabile riguarda Forza Italia, che vede quasi il 7o% dei propri votanti alle passate elezioni dichiarare l`intenzione di scegliere il Pdl. Ciò che significa però che il 30% è ancora indeciso o guarda altrove. Per altri partiti, la situazione è ancora più fluida: ad esempio, «solo» circa il 6o% dei votanti per l`Ulivo nel 2006 ha già riconfermato il proprio voto per il Pd. Gli altri aspettano l`evolversi della campagna elettorale.
Da “Il Corriere della Sera” di venerdì 14 marzo 2008
Add comment Marzo 14, 2008
Atlante Politico
Nuova indagine Demos Eurisko. Per leggerla clicca qui.
Il commento di Ilvo Diamanti “Nell’ex Ulivo e nell’Udc, gli incerti che decideranno la partita”
Add comment Marzo 13, 2008
Cosa votano i giovani?
Secondo un sondaggio pubblicato su www.corriere.it, i giovani che si apprestano a votare per la prima volta nelle elezioni politiche del prossimo aprile avrebbero le idee più chiare rispetto al passato e nella loro scelta penalizzerebbero i partiti più grandi.
Se ne parla ancora poco, ma il prossimo aprile voterà per la prima volta un’intera generazione, composta da tutti coloro che hanno oggi dai 18 ai 20 anni e che, per motivi di età, non avevano mai votato alle elezioni politiche prima d’ora. In passato, i giovani era perlopiù apatici. Vale a dire, risultavano meno interessati alla politica, indecisi su cosa votare e, spesso, orientati all’astensione. Questa volta non è così. Questa generazione si distingue in buona misura da quelle che l’hanno preceduta: perché mostra di avere le idee più chiare di quanto non avessero, a suo tempo, i suoi fratelli maggiori. Tanto che, diversamente dal passato, la percentuale di “non so” al quesito sull’intenzione di voto è, tra i 18-20enni, grossomodo simile – talvolta inferiore – a quella rilevabile nelle altre classi di età. Insomma, si tratta di giovani che sanno quello che vogliono…
Il voto dei giovani
INTENZIONI ATTUALI DI VOTO
Il Popolo delle Libertà 21,7
Lega Nord 15,2
Partito Democratico 31,4
L’Italia dei Valori 1,4
La Sinistra l’Arcobaleno 15,0
Unione di Centro 11,0
La Destra 1,4
Altro partito 2,9
Sondaggio ISPO per Corriere della Sera
Campione rappresentativo della popolazione italiana in età adulta per sesso, età, titolo di studio, condizione professionale, area geografica, ampiezza comune di residenza
Periodo di rilevazione: 20-21 febbraio 2008
Metodo di rilevazione dei dati: CATI
Casi: 987
Margine di approssimazione: 3%
Elaborazione dati: SPSS
La documentazione completa è disponibile sul sito www.sondaggipoliticoelettorali.it
Add comment Marzo 6, 2008
Elezioni e appartenenze: la vittoria dei contenitori
Da www.corriere.it una analisi di Giuseppe De Rita
In una campagna elettorale per il momento deludente c’è un aspetto che non è stato adeguatamente messo a fuoco: nelle nostre vicende sociopolitiche il fattore appartenenza sta irrevocabilmente vincendo sul fattore identità.
Molte formazioni a lungo identitarie tendono infatti a intrupparsi in appartenenze di più tenue caratterizzazione. L’identità radicale, forse per anni la più marcata, si stempera in una potente lista elettorale sposandone le proposte più lontane dalla propria storia; l’identità post-fascista, che pure ha attraversato l’Italia degli ultimi sessanta anni, si scioglie in un grande raggruppamento di destra, fatalmente populista e un po’ generico; l’identità socialista, storicamente ancora più pesante, rischia di scomparire dalla scena se non entra nel Partito democratico. E mette conto di ricordare che in quest’ultimo sono confluite, alla faticosa ricerca di una più ampia appartenenza, i resti delle due grandi identità politiche (comunista e democristiana) che hanno fatto la storia collettiva del Paese.
Tutti nei grandi contenitori, l’identità resta un residuo del passato: non più brand competitivo ma brandello d’immagine. Quando non degrada ad arma contrattuale: si rivendica spesso un’identità per rivendicare un peso (anche di candidati) ma l’appartenenza è fuori discussione. Perché è l’appartenenza, e solo lei, il fattore che tiene insieme i pezzi.
Il crescente primato dell’appartenenza sull’identità è molto più serio di una strategia elettorale, ha anche valenza politica e riscontro sociale. Se si pensa alla valenza politica è quasi banale dire che la condensazione cui stiamo assistendo (pochi partiti e, se possibile, grandi) rispecchia da un lato la stanchezza di tutti, anche dei protagonisti, verso la frammentazione partitica generata da sempre più residuali identità collettive; ma ancor più rispecchia l’obbligata onnicomprensività (l’et et) cui deve obbedire ogni grande contenitore che voglia corrispondere alle domande (o ai disagi) degli elettori. Ma anche nella realtà sociale dobbiamo constatare il primato dell’appartenenza sull’identità. Si pensi ai due estremi delle strutture di rappresentanza: da una parte i grandi sindacati sviluppano strategie e connotazioni di grande appartenenza (la cosa è visibilissima nelle realtà locali e specialmente nella Cisl); dall’altra, le grandi centrali datoriali o si condensano in più ampie appartenenze (la concentrazione delle rappresentanze assicurative e finanziarie) oppure, come nella rappresentanza industriale, valgono più i circuiti di appartenenza confederale che gli interessi e i comportamenti che fanno l’identità industriale, individuale o collettiva che sia.
Dobbiamo tutti renderci conto che nella nostra società dominano le appartenenze: quelle elettorali, quelle politiche, quelle sociali, e anche quelle di quotidiana vita collettiva, (di cui la faccia buona è il volontariato, quella cattiva sono le bande urbane senza nessuna aspirazione identitaria, neppure di tifo calcistico o di razzismo celtico). Se non ce ne renderemo conto, dovremo aspettare che cresca una nuova classe dirigente temprata dalla prassi dell’appartenenza; se invece qualcuno capirà prima è possibile che le prossime elezioni possano essere vinte da chi si proporrà, con più forza di convincimento, come «grande appartenenza ».
Add comment Marzo 5, 2008
Berlusconi vs Casini, Veltroni e il Nord
Due interessanti analisi su www.ilsole24ore.com
“Perché Berlusconi attacca più Casini che Veltroni” di Guido Compagna
La lunga rincorsa di Veltroni all’elettorato del Nord di Stefano Folli
Add comment Marzo 4, 2008