Gli esperti e la «quota successo»: Pd 30%, Pdl 40%

Giugno 7, 2009

D’Alimonte: per la Lega l’8% sarebbe ottimo. Barbera: una vittoria Di Pietro al 6%

ROMA — La matematica applicata alla politica, spesso, è un’opinione. Ma è un’opinione che, se ben argo mentata, può consentire la sopravvi venza o decretare la fine di un leader. A un numero freddo e implacabile — il 4 della soglia di sbarramento (o so pravvivenza) dei partiti — fanno da contraltare altre percentuali, con va lenza meno oggettiva. Perché vanno soppesate, valutate, commisurate ai sondaggi, alle aspettative, alle prece denti Europee, ma anche alle Politiche e alle Amministrative, nonché ad ac corpamenti e rimescolamenti. Difficile anche per i politologi provare a distri carsi nella selva dei numeri.

Il Pd, per esempio. Claudio Velardi, annunciando il non voto, ha quasi irri so il Pd che «si prepara a festeggiare il 27 per cento». E ha ragione, secondo il professor Roberto D’Alimonte: «Con tutti i difetti che può avere avuto Wal ter Veltroni, era riuscito a portare il Pd al 33 per cento. Certo non riuscirà a eguagliarlo Franceschini, ma se andas se sotto il 30 per cento non si potrebbe che considerarlo un risultato negati vo ». Eppure l’ultimo sondaggio arriva to sul tavolo di Veltroni, poco prima delle dimissioni, aveva visto il partito precipitare al 22. Risalire al 27, secon do le speranze del Nazareno, potrebbe consentire di tirare un sospiro di sollie vo, scendere sotto il 25 sarebbe la débâcle finale, o quasi. «Ma no — ri batte Marcello Veneziani —. Io credo alla ciclicità non ai disastri. Il Pd è in una fase di passaggio. Franceschini non sarà certo il leader del futuro, an che se si è battuto non male, sia pure con qualche caduta. Ma è fisiologico che, dopo il calo, il Pd si riprenda». Il costituzionalista Augusto Barbera con sidera «eccellente» un risultato dal 27 al 30%: «Considerando che non c’è più il traino del voto utile, mi parrebbe un buon esito. Del resto — scherza — an che all’università è un bel voto». Quan to a Franceschini, sostiene, «è stato la sciato solo dal gruppo dirigente: ha fat to quel che poteva». «Contenti loro— commenta lo storico Piero Melograni —. Il 27% per sarebbe un successo so lo considerando il fatto che come op posizione sono stati quasi inerti».

Dall’asticella del Pd dipenderanno la sopravvivenza politica di France schini e l’esito del congresso di otto bre, ma anche le future alleanze. Con l’Italia dei Valori, per esempio. Per Ve neziani Di Pietro potrebbe ritenersi soddisfatto anche solo di un 6%, «con­siderando il ricompattamento con il Pd e una prevedibile fuga di qualche elettore a sinistra». Anche per D’Ali monte la soglia del 6 sarebbe un otti mo risultato: «Anche se le aspettative, causate dai sondaggi, sono più alte. Ma fino al 2008 non è mai andato oltre il 4». Per Melograni Di Pietro dovreb be accontentarsi: «Non ha fatto una campagna entusiasmante, ha solo ap profittato del vuoto dell’opposizione». Pollice verso anche da Barbera: «L’Idv era data molto in crescita all’inizio del la campagna elettorale, poi però Di Pie tro è apparso ripetitivo e ossessivo, sembrava quasi una caricatura di se stesso. Con il 6 per cento dovrebbe ri tenersi più che soddisfatto».

Quanto al Pdl, Veneziani non crede alle ipotesi trionfalistiche di Berlusco ni, che si era spinto a vaticinare una percentuale oltre il 43: «Se arriva al 38 è già un buon risultato: troppi fattori di logoramento. Ma non ci sarà certo il tracollo che qualcuno sperava dopo le notizie di cronaca». Barbera crede che Berlusconi si possa ritenere soddisfat to solo se il Pdl arrivasse al 40%: «So prattutto in considerazione dei nume ri più alti che aveva accreditato». So stiene Melograni: «Berlusconi non è finito, ma non c’è più lo smalto di pri ma. Un 40% sarebbe un risultato straor dinario ». Tanto più se si accoppiasse a quel 10 per cento che qualcuno ritiene possibile per la Lega. Per Veneziani an che l’8 sarebbe buono per il Carroccio: «E’ un partito che cresce, che ha la sua forza nella carica identitaria». D’Alimonte è dello stesso parere: «L’8 sareb be un ottimo risultato per un partito che è in fase ascendente. Anche se bi sognerebbe guardare anche i valori assoluti e la partecipazione al voto. I numeri possono ingannare se non bene interpretati».

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