La sfida di Obama contro i nemici del «cambiamento»
marzo 21, 2010 at 2:05 pm Lascia un commento
da www.corriere.it (Massimo Gaggi)
NEW YORK – Da elemento centrale del programma di governo a fattore totalizzante che sta definendo – e in una luce tutt’ altro che positiva – la sua presidenza. La riforma sanitaria per Obama non è più solo una sfida politica: è l’ ossessione che lo ha spinto nelle ultime cinque settimane, da quando è partita la grande controffensiva Nato in Afghanistan, a non pronunciare mai, in ben 39 discorsi, i nomi dei luoghi del massiccio attacco americano, parole come «talebano» e «Pakistan», a non citare le tensioni con Israele per gli insediamenti a Gerusalemme Est né la questione del processo ai terroristi nelle mani della giustizia Usa mentre, ha calcolato il New York Times, il presidente nelle sue esternazioni ha usato per ben 800 volte i termini «sanità» e «assicurazioni». Per questo la giornata di oggi, col voto della Camera sulla riforma, è una specie di «giorno del giudizio» per Obama.
Un voto in bilico fino all’ ultimo a causa dei molti deputati democratici ancora incerti. Il presidente ha fatto di tutto – colloqui telefonici, inviti alla Casa Bianca, «passaggi» sull’ Air Force One – per convincere 36 di loro. Alcuni hanno già deciso di votare a favore della riforma, ma, coi repubblicani scatenati, le polemiche furibonde sull’ aborto e i sondaggi che indicano che il 60% dei cittadini è ostile alla riforma, la prudenza è d’ obbligo. I giornali dell’ opposizione parlano di «vergognoso mercato delle vacche». In realtà i democratici tentano un’ operazione chirurgica: vincere ma solo di un soffio, convincendo non tutti gli incerti, ma solo quelli con una posizione solida nei loro collegi elettorali. Gli altri, quelli la cui riconferma alle elezioni di novembre è in bilico, verranno lasciati in «libera uscita»: il loro sostegno alla riforma potrebbe essere pagato con la perdita della maggioranza democratica alla Camera che verrà totalmente rinnovata tra sette mesi. Se il processo è davvero così controllato, è improbabile che la maggioranza esca sconfitta dal voto di oggi, anche se, nella giungla delle battaglie procedurali, si può sempre cadere in qualche imboscata. Anche al Senato, nei prossimi giorni, i democratici dovrebbero spuntarla, visto che hanno fissato un percorso che evita votazioni a maggioranza qualificata. Ma sono percorsi contestati dai repubblicani e questo, unito all’ impopolarità della riforma e al desiderio dell’ opposizione di continuare a cavalcare il risentimento diffuso nell’ opinione pubblica, fa ritenere che, dopo i legittimi festeggiamenti per il raggiungimento di un risultato storico – una riforma attesa da oltre mezzo secolo – Obama dovrà rimboccarsi le maniche: i tentativi di cancellarla inizieranno infatti subito dopo la sua approvazione. Ci saranno ricorsi di costituzionalità alla Corte Suprema, diversi Stati annunciano ribellioni (a cominciare dall’ applicazione dell’ obbligo di iscrizione a una mutua). Se poi, a novembre, torneranno a essere maggioranza al Congresso, i repubblicani cercheranno di abrogare la riforma. Non sarà così facile liberarsi della maledizione che da un anno paralizza l’ America.
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