Sarkozy, i partiti francesi e l’astensione

marzo 21, 2010 at 2:01 pm Lascia un commento

da www.corriere.it (Massimo Nava)
Nicolas Sarkozy rischia di essere questa sera un presidente dimezzato, deprivato del consenso per proseguire il programma di riforme e per puntare alla rielezione nel 2012. Il partito del non voto (53,6%) è il vero arbitro del secondo turno delle regionali francesi, ma è anche la radiografia di un sostegno dilapidato nei primi due anni e mezzo di legislatura. La grande maggioranza dei venti milioni che domenica scorsa sono rimasti a casa è infatti costituita da elettori del presidente, ovvero dalle categorie – giovani, anziani, ceti popolari, provincia tradizionale, imprenditori, agricoltori – che nel 2007 lo avevano portato in trionfo all’ Eliseo. A questa emorragia si aggiungono i milioni di elettori delusi che sono tornati a simpatizzare per il Fronte Nazionale di Jean-Marie Le Pen. (..) Il 20% degli elettori di Sarkozy domenica scorsa hanno votato a sinistra. Per scongiurare l’ alternanza nel 2012, Sarkozy dovrà inventare la quadratura del cerchio: fare i conti con la crisi economica e il malcontento sociale, rendere leggibili le riforme, «tenere insieme» i vari pezzi della società senza scivolare nell’ immobilismo consensuale del suo predecessore Jacques Chirac. In questi giorni, il presidente e gli uomini della destra hanno alzato i toni, soprattutto sul tema della sicurezza, nella speranza di convincere gli elettori a tornare alle urne. (…) Non essendo prevedibile un ribaltamento rispetto al primo turno, il risultato di questa sera avrà dunque soprattutto un significato politico. Per il presidente, ma anche per le speranze della sinistra di costruire l’ alternanza. L’ alto livello di astensione ha penalizzato la destra, ma è un motivo di profonda riflessione anche per l’ opposizione. I verdi, nonostante la spinta del messaggio ecologico nell’ opinione pubblica, hanno perso mezzo milione di voti rispetto alle europee dell’ anno scorso. Il partito socialista di Martine Aubry capitalizza l’ emorragia della destra, ma non riconquista i ceti popolari, le categorie operaie e i giovani delle banlieue (dove l’ astensione ha sfiorato l’ 80%). Può essere un motivo d’ orgoglio governare tutte le Regioni, ma non è un segno di salute il potere costruito su quadri di partito e impiegati pubblici, ovvero lo zoccolo duro dei francesi che ancora credono nelle elezioni.

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