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L’ANALISI SONO IL 25% DEGLI ELETTORI
Da www.corriere.it
L’ANALISI SONO IL 25% DEGLI ELETTORI
Gli indecisi? Alla fine tanti si asterranno
Le tribù: arrabbiati e «infedeli»
Oggi è il gran giorno degli indecisi, che rappresentano, ancora alla vigilia delle elezioni, il 25% dell’elettorato (ma molti si asterranno). Su di loro si concentrano in queste ore le attenzioni dei leader. Ma la generica dizione di «indecisi» comprende più categorie di persone: se ne possono individuare almeno cinque tipi. Il più numeroso (grosso modo il 60% degli indecisi) è costituito dai disinteressati alla politica. Sanno delle elezioni, ma se ne sentono estranei, poiché non riguardavano la loro quotidianità. Tanti finiranno col non votare. Giacomo M., operaio veneto: «Io non ci ho mai capito niente. Ho altro a cui pensare. Domenica sto a casa».
Ma per alcuni il senso del dovere civico finisce col prevalere. Francesca F., impiegata abruzzese: «A scuola dicevano che bisogna assolutamente votare. Allora, negli ultimi giorni, ho provato a guardare un po’ di politici alla televisione. Ce n’è uno che mi pare più carino. La volta scorsa ho deciso proprio nella cabina (nel 2006 si è comportato così il 5% degli elettori) ma credo che lo voterò». Una seconda categoria (all’incirca il 25%) ha già un orientamento di massima, centrodestra o centrosinistra, ma è comunque perplesso. Spesso l’abitudine a votare il «proprio» partito, che rispecchia interamente le opinioni personali, cozza contro la pur condivisa adesione ad una logica bipolare. Augusto B., avvocato a Roma: «Io ho sempre votato a sinistra. Ho provato a capire dai giornali qual è il voto davvero “utile”. Ma ho visto che la cosa cambia di regione in regione. Mi consulterò con un amico esperto ».
Anche qui c’è chi è attratto dall’astensione: Maria C., casalinga a Belluno: «Nel 2006 ho scelto Prodi, che poi mi ha deluso. Adesso dovrei votare Veltroni che però non mi convince del tutto. Non so ancora se andrò alle urne. Intanto ascolto ciò che dice alla televisione». Ci sono poi gli arrabbiati (10% degli indecisi), persone letteralmente disgustate dalla politica e dai suoi protagonisti. Ludovico G., architetto in provincia di Napoli: «Sono tutti uguali. Ce n’è uno che mi sembra un po più onesto degli altri. O voto lui o mi astengo. Sto facendo una ricerca su Internet per saperne di più e scegliere ». La quarta categoria di indecisi (5% circa) è rappresentata da chi è uso al voto «eterodiretto» e segue le indicazioni di una terza persona, ritenuta più esperta o, più spesso, capace di individuare la scelta più vantaggiosa.
L’ultimo gruppo è il più modesto numericamente (meno dell’1%). Sono gli «analisti imparziali». Persone spesso molto interessate alla politica e che tuttavia non si sentono necessariamente appartenenti né tanto meno identificate con uno schieramento. Cercano di valutare pregi e difetti di ciascuno per scegliere poi «razionalmente ». Anna F., consulente a Milano: «Ho letto tutto e di tutto. Quasi quasi faccio come suggerisce Sartori: voto uno al Senato e l’altro alla Camera ». Nel loro insieme, gli indecisi sono i veri protagonisti di queste ore. Dal loro orientamento dipende, ancora una volta, l’esito finale delle consultazioni.
Renato Mannheimer
Add comment Aprile 13, 2008
Quanto conta il voto del partito che non vota
Tratto da www.repubblica.it
Quanto conta il voto del partito di chi non vota
ILVO DIAMANTI
Alle legislative del 2006, oltre il 15% degli elettori dichiararono di aver deciso per quale partito votare nell’ultima settimana. Il 6% il giorno stesso (indagine postelettorale di LaPolis, Università di Urbino). In pratica, nel tragitto fra casa e il seggio. Magari: in cabina, aprendo la scheda. Perché la scelta di voto non è un atto scontato. Le radicate fedeltà di un tempo, nel tempo, si sono sfaldate. Insieme ai partiti intorno a cui si erano formate. Poi, non bisogna credere che tutte le persone siano egualmente interessate alla politica. Al contrario: è vista dai più con indifferenza e, talora, con fastidio. Per cui, non si deve pretendere che fin dal primo giorno di campagna elettorale tutti gli elettori si chiedano – e sappiano – per chi votare.
In numerosi casi, peraltro, le convinzioni cambiano. Anche quando sembrano solide. L’elettore deciso a cambiare, al momento del voto, spesso ritorna sui suoi passi. Oppure, viceversa: l’elettore privo di dubbi, al momento del voto, di fronte alla scheda decide di svoltare. Un segno e via.
Naturalmente, ogni elezione fa storia a sé. Le politiche del 2006 si tradussero in una sorta di scontro bellico-mediatico, che infiammò la campagna. Così, Berlusconi mobilitò molti elettori di centrodestra, affetti dalla delusione e dall’apatia. Questa volta il discorso è diverso. La campagna elettorale appare più apatica degli elettori. I due principali candidati alla vittoria finale intenzionati a confrontarsi solo a distanza. Degli scontri di due anni fa, oggi, risuonano solo echi lontani. In tivù, ormai, passano perlopiù i candidati degli altri partiti, alla caccia di visibilità. E del quorum.
Per cui è probabile che la quota di coloro che ancora non hanno deciso oppure, più semplicemente, non si sono ancora posti il problema, sia più ampia di due anni fa. Molto più ampia, diremmo. Anche perché, rispetto al passato, è cambiata l’offerta politica. I partiti, le sigle, le coalizioni. Molti elettori non hanno ancora compreso le novità e i cambiamenti di questa fase. Altri, invece, non le hanno metabolizzate; stentano ad accettarle. Per cui, la quota degli incerti, a una settimana dal voto, è alta. Crediamo che si estenda a poco meno di tre elettori su dieci. Non abbiamo dati precisi; ma, soprattutto, non li possiamo dare. Per par condicio. Per cui, ragioniamo a spanne.
Un terzo di questi “elettori in bilico” sono distaccati, estranei alla politica. Non è improbabile che, alla fine, se la giornata è bella – e forse anche se il tempo è brutto – si scordino di votare. I rimanenti “elettori in bilico” si dividono a metà, tra indecisi e (potenziali) astensionisti. In altri termini: fra elettori che non hanno deciso “per chi” oppure “se” votare. In entrambi i casi, prevalgono coloro che, nel 2006, avevano votato per il centro-sinistra. Soprattutto per la lista dell’Ulivo. Ma è significativo anche il peso degli elettori di centro.
Gli elettori incerti, perlopiù, sono orientati da una “certezza inconsapevole”. Al momento del voto, in altri termini, esprimeranno la scelta di sempre (lo hanno sottolineato, fra gli altri, Pagnoncelli, Vannucci e Natale). Basta offrire loro una buona ragione. Diverso è il discorso degli astensionisti. I quali, in questa occasione, si presentano in modo parzialmente nuovo e diverso rispetto alle elezioni precedenti. In quanto non si esauriscono nei tipi tradizionali.
Nell’astensionista marginale: estraneo alla politica anche perché socialmente periferico. Oppure nell’elettore indifferente, che, se risvegliato, si colloca perlopiù a destra.
In questa fase, invece, appare particolarmente esteso un atteggiamento di “astensione attiva”. Spesso dichiarata. Proclamata. Espressa, ripetiamo, soprattutto da elettori di centrosinistra. Informati, spesso politicamente coinvolti. Facendo riferimento ad alcune indagini condotte in questa fase (da Demos, Ipsos e SWG), possiamo individuare tre tipi principali.
a) I “vaffa”. Considerano il Pd uguale agli altri partiti. Perché non ha rinunciato ai privilegi della Casta. Ha mantenuto in lista troppi esponenti della nomenclatura, qualche indagato e molti volti nuovi di cui non si sentiva il bisogno.
b) I “tradizionalisti”. Fedeli alle tradizioni politiche più radicate. Ex-comunisti ed ex-democristiani. Oppure: ex-diessini e popolari. Non si capacitano, di fronte a un soggetto politico nuovo, come il Pd. Che, per scelta, ha reciso i legami con il passato. E guarda altrove: all’America, all’Inghilterra di Blair. O, peggio, all’Italia di Berlusconi. A maggior ragione, stentano a riconoscersi nel “melting pot” della Sinistra Arcobaleno.
c) I “radical”. Sofisticati, considerano l’approccio del Pd di Veltroni troppo frivolo e mite. Troppo dissociato. Troppo incline alla filosofia del “ma anche”. Troppo pop. Meglio: nazionalpopolare. Scarsamente laico. Troppo lib e poco lab. Stressato fra la Binetti e Calearo.
Per gran parte di questi elettori, l’astensione è una scelta. Il “voto di chi non vota” (efficace titolo di un volume curato da Mario Caciagli e Pasquale Scaramozzino, pubblicato anni fa dal Mulino).
Questi tre tipi di astensionisti risultano, tutti, attraversati da un sentimento comune e condiviso. La frustrazione prodotta dall’assenza del Nemico. Dalla scomparsa di Berlusconi dal discorso politico di Veltroni. Che ha rinunciato perfino a nominarlo. Usa perifrasi, come: “il principale esponente dello schieramento a noi avverso”. E lo fa in modo aperto e provocatorio. Per marcare la distanza dal centrosinistra passato (più o meno prossimo). Che aveva costruito vittorie e sconfitte sulla figura del Cavaliere. Sull’Antiberlusconismo. Fino a divenirne gregario.
Per cui Veltroni prosegue, senza esitazioni, questa campagna elettorale “irenica”, come l’ha definita, con un po’ d’ironia, Giovanni Sartori (sul Corriere della Sera). Toni bassi, rinuncia a temi dominanti e laceranti, pluralità tematica. Berlusconi trasformato nel “Cavaliere inesistente”. L’Innominato. In questo modo, il leader del Pd, dopo aver eroso (secondo i sondaggi) la base della Sinistra, si rivolge agli elettori moderati. In altri termini: approfittando degli attacchi lanciati da Berlusconi contro l’UdC, in nome del “voto utile”, cerca di spingere gli elettori di centro verso il Pd.
In questo modo, però, alimenta la tentazione astensionista, nella sua base. Delusa dall’esperienza di governo, ma anche da una campagna elettorale sottotraccia.
L’esito delle elezioni, domenica prossima, dipenderà, in misura significativa, dal “voto di chi non vota”. Il risultato del Pd, in particolare, pare destinato a migliorare quanto più il livello di partecipazione elettorale crescerà, avvicinandosi all’84% raggiunto due anni fa.
Da ciò, un duplice quesito.
1) A Walter Veltroni: se sia possibile dissipare l’incertezza e la voglia di astensione, diffuse nella sua base, senza deviare, nemmeno per sbaglio, il suo viaggio su Arcore. Senza sfidare apertamente il Cavaliere. Come in ogni battaglia – o, se si preferisce, competizione – elettorale che si rispetti.
2) Agli elettori tentati dall’astensione attiva. Ai “vaffa”, ai “tradizionalisti” e ai “radical”. Se sia davvero inattuale il paradigma montanelliano, che invita a turarsi il naso e a votare il “meno peggio”. Per non contribuire, con il loro (non) voto consapevole, a consegnare il governo del Paese nelle mani dell’Innominato.
(6 aprile 2008)
Add comment Aprile 7, 2008
Il senato come quello di prima
da www.europaquotidiano.it
di PAOLO NATALE
Ultimo giorno di notizie elettoralmente sensibili. A quindici giorni dal voto, occorre fare il punto su quali siano gli attuali rapporti di forza tra le forze politiche in competizione, con uno sguardo “futuribile” a cosa accadrà poi realmente nel segreto dell’urna.
La formazione capitanata da Silvio Berlusconi potrà avere un vantaggio alla camera compreso tra il 2-3 per cento e l’8-9 per cento, rispetto a quella capitanata da Walter Veltroni. Sembra quindi che le chances per la coalizione del Pd di vincere nel primo ramo del parlamento siano scarse, a meno ovviamente di accadimenti talmente apocalittici da rimettere in discussione tendenze che paiono consolidate. Vediamo nel dettaglio i singoli partiti.
Il Pdl è stimabile tra i 38 e i 40 punti, segno che l’unione di Forza Italia e An e gli altri componenti confluiti nel nuovo partito ha fruttato un incremento di poco più di un punto, rispetto al risultato delle precedenti politiche del 2006: non molto, ma nemmeno poco, dato che in genere le confluenze determinano un lieve arretramento complessivo.
Il secondo partito della coalizione di centrodestra, la Lega nord sembra godere di un buon vantaggio competitivo.
Nel 2006 aveva il 4,6 per cento dei consensi, insieme all’Mpa, mentre oggi pare in crescita, considerando che si presenta unicamente nel centro-nord, raggiungendo probabilmente una quota tra il 5 ed il 6 per cento, con punte elevatissime nel lombardo-veneto. Le stime per la formazione di Lombardo sono piuttosto contraddittorie, ma dovrebbero permettergli di portare significative fascine (attorno allo 0,5%) alla coalizione di Berlusconi, principalmente in Sicilia ed in Calabria.
Il Pd gode di buona salute, soprattutto se confrontato con i magri risultati di Ds+Margherita del 2006, che non arrivavano al senato nemmeno alla soglia del 30 per cento. Ma anche nel confronto con l’Ulivo della camera, l’incremento appare notevole, tra i 3 e i 5 punti, in massima parte provenienti da altre forze della precedente coalizione dell’Unione.
La scarsa attuale affluenza da trafughi del centrodestra non gli permettono di compiere un balzo deciso in avanti: rimane molto probabilmente inevaso il tentativo di diventare il primo partito italiano. Anche la performance della lista Di Pietro sembra positiva, giungendo forse a raddoppiare il suo precedente elettorato e toccare quote superiori al 4 per cento.
A completare l’organico della coalizione di Veltroni, arriva dall’Alto Adige il supporto dell’Svp, il partito del popolo sudtirolese, tradizionale alleato del centrosinistra: una quota di voti simile a quella che potrebbe portare dall’altra parte il Mpa di Lombardo, intorno al mezzo punto percentuale a livello nazionale.
Le altre due forze intermedie, Sinistra Arcobaleno di Bertinotti e Udc di Casini, sono stimabili su percentuali simili, comprese tra il 5 e l’8 per cento, molto simili al risultato fatto registrare nelle precedenti elezioni del 2006. Per entrambi i raggruppamenti le speranze sono ovviamente di giungere a quote molto più elevate, magari sfondando il tetto del 10 per cento, ma non bisogna dimenticare che, con il costante appello al voto utile, era anche possibile uno svuotamento della loro riserva elettorale.
Nuocerà probabilmente agli Arcobaleno la compresenza sulla scheda elettorale delle due-tre formazioni che si presentano con il tradizionale simbolo comunista della falce-martello, in grado di drenare un buon numero di voti, vicino all’uno per cento, a scapito della formazione di Bertinotti.
La Destra della coppia Santanchè- Storace non gode di particolare appeal presso la popolazione elettorale: superare il 2 per cento, arrivando vicino al 3, sarebbe già un buon risultato, soprattutto se confrontato con il magro successo delle formazioni di estrema destra nelle precedenti elezioni.
I Socialisti di Boselli ristagnano attorno all’uno per cento di voti, meno della metà del vecchio raggruppamento della Rosa nel Pugno, dove erano presenti anche i radicali. Scarse le chances infine delle altre formazioni minori, con forse l’unica eccezione – oltre ai tre partiti comunisti – della lista Grillo, del cui risultato è quasi impossibile fare previsioni significative.
Ma se questo è il quadro della camera, tendenzialmente definibile con la vittoria di Berlusconi è, come ormai noto a tutti, il tema del risultato al senato quello che maggiormente rimane in bilico. Le più recenti stime parlano di un vantaggio, per la formazione del PdL-Lega-Mpa, compreso tra gli 8 e i 15 senatori, a seconda di quello che accadrà nelle 4-5 regioni critiche (Lazio, Liguria, Calabria, Sardegna e Abruzzo). Senza però contare i senatori a vita, in maggioranza più vicini al Pd. Il vero punto interrogativo sarà dunque questo: avremo quest’anno una riedizione, a parti invertite, del senato 2006?
Add comment Marzo 30, 2008
Si apre la caccia agli indecisi/3
PDL IL VANTAGGIO SALE A OTTO PUNTI, MA GLI INDECISI SFIORANO IL 28% di Marco Cacciotto (www.ilsole24ore.com)
Nell’ultimo mese di campagna elettorale il focus della comunicazione dei candidati passerà gradualmente dalla mobilitazione della propria base elettorale al tentativo di convincere gli indecisi. In questo momento in tutte le rilevazioni la quota dei dichiaranti un partito si aggira tra il 60 e il 70%. Nell’Osservatorio Politico Nazionale condotto da Lorien Consulting è, in questo momento, del 65% con una quota di “non sa/non risponde” del 27,8%. All’interno di questo dato si celano i futuri non votanti, gli elettori che pur avendo un partito di riferimento potrebbero astenersi e i veri indecisi che non sanno quale partito votare.
Per una prima analisi degli indecisi possiamo prendere in considerazione quanti pur non dichiarando un partito non escludono di andare a votare (la percentuale scende al 25%). Qual’è il profilo socio demografico degli indecisi? Gli indecisi sono più donne che uomini, abitano in centri medio piccoli, sono giovani (18-34 anni) e nella fascia tra i 55 e i 64 anni, con un titolo di studio medio basso, nelle professioni impiegatizie, tra gli studenti e le casalinghe.
Per raggiungere questo target i candidati dovranno cambiare linguaggio e tipo di campagna: si tratta, infatti, di un target che segue in misura inferiore il dibattito politico, più sensibile a messaggi emotivi che razionali.
Si apre quindi una nuova partita. Ma da quali basi di partenza?
La rilevazione che prendiamo in esame stima al 13 marzo un distacco tra le due coalizioni principali di otto punti circa che sono il frutto di una crescita, negli ultimi dieci giorni, del Pdl a fronte di una stasi del PD.
Oltre alla crescita del Pdl (in parte a discapito dell’alleato Lega Nord), l’altro dato interessante è il trend negativo della Sinistra Arcobaleno che è attualmente al 7,3%. E’ sostanzialmente stabile l’Unione di Centro.
Visto il distacco possiamo considerare scontata la vittoria del Pdl? Come hanno insegnato le ultime due elezioni non si può mai dare per conclusa una sfida nella quale una percentuale così rilevante di elettori non si è ancora schierata. Se andiamo ad analizzare cosa hanno votato nel 2006 gli attuali indecisi, possiamo notare che sono in misura considerevolmente superiore tra quanti hanno votato centro sinistra e, in particolare, tra gli elettori dell’Ulivo e dell’Italia dei Valori. Questo rappresenta un’occasione di recupero per Veltroni, ma dovrà essere capace di trovare i messaggi giusti perché la campagna condotta fino a questo momento non è stata in grado di rimobilitarli.
Infine la quota più probabile di elettori indecisi che alla fine andranno a votare è stimabile tra il 12 e il 15%. Si tratta di una quota che andrà a ripartirsi tra i vari schieramenti e che è molto difficile possa permettere un sorpasso, ma potrebbe modificare gli equilibri al Senato dove la partita è regione per regione e il raggiungimento del quorum da parte di Sinistra Arcobaleno e l’Unione di Centro ridurrebbe il numero dei senatori di Pdl e PD.
Add comment Marzo 15, 2008
si apre la caccia agli indecisi/2
di Paolo Natale (da www.europaquotidiano.it)
Lo sappiamo ormai tutti che l`elettore italiano ha grosse resistenze a cambiare voto. E non solo quello italiano. Anche negli altri paesi la tendenza che si sta diffondendo tra i cittadini è proprio quella di riconfermare, nella stragrande maggioranza, le proprie precedenti affiliazioni. È capitato giusto domenica scorsa nelle politiche spagnole; rispetto alle precedenti elezioni, i movimenti di voto complessivo sono stati molto ridotti: Zapatero ha guadagnato un piccolo 1-2 per cento, sottraendolo alla sinistra più estrema, il Ppe qualcosa di più, gettonato dalle frange più moderate. Ma sostanzialmente gli elettori non hanno fatto che rivotare per la propria parte politica, senza particolari passaggi di voto.
È il fenomeno che ho battezzato ormai un decennio fa come “fedeltà leggera”: la politica non ci piace molto, non ci identifichiamo più – come una volta – con un certo partito, ma ciononostante quando andiamo a votare ribadiamo la nostra scelta a favore della stessa parte politica, della medesima coalizione. Se questo è vero nella maggior parte dei casi, come si fa allora a battere la parte avversaria? Tre sono le alternative possibili: attraverso un ampio sistema di alleanze, come nel caso delle politiche del 2006; sfruttando le differenti mobilitazioni al voto, come nel caso delle regionali del 2005; oppure cercando di convincere quella piccola ma significativa quota di elettori ancora più lontani dalla politica, che potrebbero votare per una o l`altra parte in maniera indifferenziata, sulla base di parole d`ordine forti, di appeal da parte del leader, di improvvise fiducie nei confronti di un soggetto politico che pare diverso dagli altri.
Ci è riuscito per la prima volta Berlusconi nel 1994, quando scese in politica utilizzando parole d`ordine che parevano (e forse erano) certamente diverse dalle solite, stantie e abitudinarie. E, per vincere, dovrebbe farlo anche Veltroni. Perché il degli italiani distacco attuale tra i due principali schieramenti non è altissimo (tra i 5 e gli 8 punti a seconda dei diversi sondaggi), ma è recuperabile solo riuscendo a diventare il punto di riferimento di quell`elettorato un po` tiepido, il cosiddetto “ventre molle” dei votanti che ha bisogno di stimoli forti, di sentirsi coinvolto in un`idea diversa del paese.
I potenziali elettori del Pd sono stimabili oggi in circa il 6-7 per cento della popolazione elettorale; sono coloro che guardano a quel partito come una possibile scelta di voto, ma non si sentono ancora del tutto convinti. Potrebbero andare da quella parte ma anche dall`altra, oppure ancora astenersi. Chi sono? E con quali temi è possibile convincerli? Prima di tutto sono elettori che paiono sensibili. all`appeal di Veltroni, lo reputano una persona degna di fiducia e gli affiderebbero il governo del paese senza particolari remore, grazie alla sua scelta di allontanarsi dalia sinistra radicale. Lo guardano con simpatia, ma ancora non sono convinti. Sono presenti in maggior misura tra le casalinghe e gli anziani, alcuni tra loro un pochino delusi dall`appoggio che negli scorsi anni avevano dato a Berlusconi, e che si aspettano novità che li coinvolgano, attendono qualcuno che parli anche a loro, ma non in “politichese”;
piuttosto con un linguaggio nuovo che dia loro fiducia sulle sorti future del paese.
Sono sensibili ai temi ambientalisti, spaventati per la crescente insicurezza, non particolarmente attaccati alle direttive della Chiesa, e riconoscono verità nelle parole di Beppe Grillo. Insomma, gente un po` così, con le idee non molto chiare, che però desidera che qualcuno le dia una mano per risolvere i suoi problemi quotidiani, in maniera pacifica. Le loro parole-chiave sono: uguaglianza, moderazione, pace sociale, modernità e benessere.
Per colmare il gap che ancora lo separa da Berlusconi, il leader del Pd deve parlare soprattutto a questi elettori e cercare di convincerli.
Altrimenti, sarà stata solamente una bella gara, ma senza possibilità di vittoria
Add comment Marzo 15, 2008
Si apre la caccia agli indecisi /1
Solo il 60% di chi votò Ulivo nel 2006 ha già scelto il Pd
di RENATO MANNHEIMER
Le più recenti distribuzioni delle intenzioni di voto in vista delle prossime elezioni vedono, rispetto alle scorse settimane, mutamenti lievi, il che è ovvio, poiché gli spostamenti di opinione sono sempre graduali nel tempo e riguardano ogni volta necessariamente una quota limitata di popolazione. Ma alcune differenze nell`entità del seguito dichiarato per i vari partiti appaiono per molti versi significative.
Anche gli ultimi dati confermano la già nota predominanza del Pdl, che sembra accrescere – seppur di pochissimo – il vantaggio già acquisito rispetto al consenso ottenuto dalla coalizione guidata da Veltroni. Que- st`ultima ha, come si sa, subito negli ultimi giorni una battuta d`arresto – non sappiamo se temporanea o definitiva – nella crescita manifestatasi da gennaio.
Secondo qualche rilevazione, il Pd parrebbe aver manifestato addirittura un lieve decremento. La distanza tra le due coalizioni principali si aggira oggi mediamente attorno agli 8 punti: si va da istituti che stimano una differenza del 6,5% ad altri che ipotizzano quasi il 1o%, ma spesso le variazioni dipendono dal margine di approssimazione statistico.
Tuttavia, i movimenti più interessanti registrati nell`ultimo periodo riguardano le piccole forze. Alcune mostrano incrementi piuttosto consistenti. Ad esempio, paiono in crescita le componenti collocate sulle estre- me dello scenario politico: la Sinistra l`Arcobaleno e La Destra.
Non a caso, tutti e due questi partiti hanno iniziato proprio in questi giorni una campagna più intensa, attraverso annunci sui media e affissioni. L`efficacia mostrata dalla comunicazione di queste forze politiche fa pensare che esista un segmento, sia pure quantitativamente limitato, di elettorato poco convinto dall`argomento dei «voto utile» e desideroso, piuttosto, di scegliere una forza politica dalle proposte nette, che lo rappresenti,senza mediazioni o compromessi.
In altre parole, la semplificazione dei quadro politico e l`eliminazione – o la perdita di importanza – delle forze minori si rivela ancora un obiettivo condiviso dalla maggioranza dell`elettorato, ma non da tutte le sue componenti. Alcuni preferiscono il mantenimento di una pluralità più ampia di partiti, che permetta l`espressione compiuta di tutte le posizioni.
Resta da dire che gli indecisi sono-ancora molti. Ne è una prova la percentuale di «conferme» per il voto ai diversi partiti da parte di chi li aveva scelti nel 2oo6. Il massimo valore riscontrabile riguarda Forza Italia, che vede quasi il 7o% dei propri votanti alle passate elezioni dichiarare l`intenzione di scegliere il Pdl. Ciò che significa però che il 30% è ancora indeciso o guarda altrove. Per altri partiti, la situazione è ancora più fluida: ad esempio, «solo» circa il 6o% dei votanti per l`Ulivo nel 2006 ha già riconfermato il proprio voto per il Pd. Gli altri aspettano l`evolversi della campagna elettorale.
Da “Il Corriere della Sera” di venerdì 14 marzo 2008
Add comment Marzo 14, 2008
Atlante Politico
Nuova indagine Demos Eurisko. Per leggerla clicca qui.
Il commento di Ilvo Diamanti “Nell’ex Ulivo e nell’Udc, gli incerti che decideranno la partita”
Add comment Marzo 13, 2008
Cosa votano i giovani?
Secondo un sondaggio pubblicato su www.corriere.it, i giovani che si apprestano a votare per la prima volta nelle elezioni politiche del prossimo aprile avrebbero le idee più chiare rispetto al passato e nella loro scelta penalizzerebbero i partiti più grandi.
Se ne parla ancora poco, ma il prossimo aprile voterà per la prima volta un’intera generazione, composta da tutti coloro che hanno oggi dai 18 ai 20 anni e che, per motivi di età, non avevano mai votato alle elezioni politiche prima d’ora. In passato, i giovani era perlopiù apatici. Vale a dire, risultavano meno interessati alla politica, indecisi su cosa votare e, spesso, orientati all’astensione. Questa volta non è così. Questa generazione si distingue in buona misura da quelle che l’hanno preceduta: perché mostra di avere le idee più chiare di quanto non avessero, a suo tempo, i suoi fratelli maggiori. Tanto che, diversamente dal passato, la percentuale di “non so” al quesito sull’intenzione di voto è, tra i 18-20enni, grossomodo simile – talvolta inferiore – a quella rilevabile nelle altre classi di età. Insomma, si tratta di giovani che sanno quello che vogliono…
Il voto dei giovani
INTENZIONI ATTUALI DI VOTO
Il Popolo delle Libertà 21,7
Lega Nord 15,2
Partito Democratico 31,4
L’Italia dei Valori 1,4
La Sinistra l’Arcobaleno 15,0
Unione di Centro 11,0
La Destra 1,4
Altro partito 2,9
Sondaggio ISPO per Corriere della Sera
Campione rappresentativo della popolazione italiana in età adulta per sesso, età, titolo di studio, condizione professionale, area geografica, ampiezza comune di residenza
Periodo di rilevazione: 20-21 febbraio 2008
Metodo di rilevazione dei dati: CATI
Casi: 987
Margine di approssimazione: 3%
Elaborazione dati: SPSS
La documentazione completa è disponibile sul sito www.sondaggipoliticoelettorali.it
Add comment Marzo 6, 2008
Berlusconi vs Casini, Veltroni e il Nord
Due interessanti analisi su www.ilsole24ore.com
“Perché Berlusconi attacca più Casini che Veltroni” di Guido Compagna
La lunga rincorsa di Veltroni all’elettorato del Nord di Stefano Folli
Add comment Marzo 4, 2008
Una campagna proporzionale o maggioritaria?
Da IlSole24ore.com una analisi di Marco Cacciotto sulle scelte strategiche dei due partiti principali e dei principali sfidanti
Le ultime due elezioni politiche hanno avuto una caratteristica in comune: il grande vantaggio iniziale di una delle due coalizioni e la progressiva rimonta della seconda coalizione (e in entrambi i casi si trattava della coalizione uscente, vera anomalia italiana). Nel 2001 Rutelli rimontò il notevole distacco che gli veniva attribuito ad inizio campagna arrivando a perdere alla Camera con un margine di circa l’1,40% (quota maggioritaria), mentre Berlusconi nel 2006 ha perso con un distacco dello 0,1%.
Add comment Febbraio 27, 2008