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	<description>il portale indipendente di analisi politiche e strategie per il consenso</description>
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		<title>La sfida di Obama contro i nemici del «cambiamento»</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 14:05:56 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Analisi politiche]]></category>
		<category><![CDATA[obama]]></category>
		<category><![CDATA[riforma sanitaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Da elemento centrale del programma di governo a fattore totalizzante che sta definendo - e in una luce tutt' altro che positiva - la sua presidenza. La riforma sanitaria per Obama non è più solo una sfida politica: è l' ossessione che lo ha spinto nelle ultime cinque settimane, da quando è partita la grande controffensiva Nato in Afghanistan, a non pronunciare mai, in ben 39 discorsi, i nomi dei luoghi del massiccio attacco americano, parole come «talebano» e «Pakistan», a non citare le tensioni con Israele per gli insediamenti a Gerusalemme Est né la questione del processo ai terroristi nelle mani della giustizia Usa mentre, ha calcolato il New York Times, il presidente nelle sue esternazioni ha usato per ben 800 volte i termini «sanità» e «assicurazioni». Per questo la giornata di oggi, col voto della Camera sulla riforma, è una specie di «giorno del giudizio» per Obama. <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&amp;blog=2889080&amp;post=75&amp;subd=polix&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da www.corriere.it (Massimo Gaggi)<br />
NEW YORK &#8211; Da elemento centrale del programma di governo a fattore totalizzante che sta definendo &#8211; e in una luce tutt&#8217; altro che positiva &#8211; la sua presidenza. La riforma sanitaria per Obama non è più solo una sfida politica: è l&#8217; ossessione che lo ha spinto nelle ultime cinque settimane, da quando è partita la grande controffensiva Nato in Afghanistan, a non pronunciare mai, in ben 39 discorsi, i nomi dei luoghi del massiccio attacco americano, parole come «talebano» e «Pakistan», a non citare le tensioni con Israele per gli insediamenti a Gerusalemme Est né la questione del processo ai terroristi nelle mani della giustizia Usa mentre, ha calcolato il New York Times, il presidente nelle sue esternazioni ha usato per ben 800 volte i termini «sanità» e «assicurazioni». Per questo la giornata di oggi, col voto della Camera sulla riforma, è una specie di «giorno del giudizio» per Obama.<br />
Un voto in bilico fino all&#8217; ultimo a causa dei molti deputati democratici ancora incerti. Il presidente ha fatto di tutto &#8211; colloqui telefonici, inviti alla Casa Bianca, «passaggi» sull&#8217; Air Force One &#8211; per convincere 36 di loro. Alcuni hanno già deciso di votare a favore della riforma, ma, coi repubblicani scatenati, le polemiche furibonde sull&#8217; aborto e i sondaggi che indicano che il 60% dei cittadini è ostile alla riforma, la prudenza è d&#8217; obbligo. I giornali dell&#8217; opposizione parlano di «vergognoso mercato delle vacche». In realtà i democratici tentano un&#8217; operazione chirurgica: vincere ma solo di un soffio, convincendo non tutti gli incerti, ma solo quelli con una posizione solida nei loro collegi elettorali. Gli altri, quelli la cui riconferma alle elezioni di novembre è in bilico, verranno lasciati in «libera uscita»: il loro sostegno alla riforma potrebbe essere pagato con la perdita della maggioranza democratica alla Camera che verrà totalmente rinnovata tra sette mesi. Se il processo è davvero così controllato, è improbabile che la maggioranza esca sconfitta dal voto di oggi, anche se, nella giungla delle battaglie procedurali, si può sempre cadere in qualche imboscata. Anche al Senato, nei prossimi giorni, i democratici dovrebbero spuntarla, visto che hanno fissato un percorso che evita votazioni a maggioranza qualificata. Ma sono percorsi contestati dai repubblicani e questo, unito all&#8217; impopolarità della riforma e al desiderio dell&#8217; opposizione di continuare a cavalcare il risentimento diffuso nell&#8217; opinione pubblica, fa ritenere che, dopo i legittimi festeggiamenti per il raggiungimento di un risultato storico &#8211; una riforma attesa da oltre mezzo secolo &#8211; Obama dovrà rimboccarsi le maniche: i tentativi di cancellarla inizieranno infatti subito dopo la sua approvazione. Ci saranno ricorsi di costituzionalità alla Corte Suprema, diversi Stati annunciano ribellioni (a cominciare dall&#8217; applicazione dell&#8217; obbligo di iscrizione a una mutua). Se poi, a novembre, torneranno a essere maggioranza al Congresso, i repubblicani cercheranno di abrogare la riforma. Non sarà così facile liberarsi della maledizione che da un anno paralizza l&#8217; America.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/polix.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/polix.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/polix.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/polix.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/polix.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/polix.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/polix.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/polix.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/polix.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/polix.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/polix.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/polix.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/polix.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/polix.wordpress.com/75/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&amp;blog=2889080&amp;post=75&amp;subd=polix&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Sarkozy, i partiti francesi e l&#8217;astensione</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 14:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spindoctor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi politiche]]></category>

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		<description><![CDATA[da www.corriere.it (Massimo Nava) Nicolas Sarkozy rischia di essere questa sera un presidente dimezzato, deprivato del consenso per proseguire il programma di riforme e per puntare alla rielezione nel 2012. Il partito del non voto (53,6%) è il vero arbitro del secondo turno delle regionali francesi, ma è anche la radiografia di un sostegno dilapidato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&amp;blog=2889080&amp;post=72&amp;subd=polix&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da www.corriere.it (Massimo Nava)<br />
Nicolas Sarkozy rischia di essere questa sera un presidente dimezzato, deprivato del consenso per proseguire il programma di riforme e per puntare alla rielezione nel 2012. Il partito del non voto (53,6%) è il vero arbitro del secondo turno delle regionali francesi, ma è anche la radiografia di un sostegno dilapidato nei primi due anni e mezzo di legislatura. La grande maggioranza dei venti milioni che domenica scorsa sono rimasti a casa è infatti costituita da elettori del presidente, ovvero dalle categorie &#8211; giovani, anziani, ceti popolari, provincia tradizionale, imprenditori, agricoltori &#8211; che nel 2007 lo avevano portato in trionfo all&#8217; Eliseo. A questa emorragia si aggiungono i milioni di elettori delusi che sono tornati a simpatizzare per il Fronte Nazionale di Jean-Marie Le Pen. (..) Il 20% degli elettori di Sarkozy domenica scorsa hanno votato a sinistra. Per scongiurare l&#8217; alternanza nel 2012, Sarkozy dovrà inventare la quadratura del cerchio: fare i conti con la crisi economica e il malcontento sociale, rendere leggibili le riforme, «tenere insieme» i vari pezzi della società senza scivolare nell&#8217; immobilismo consensuale del suo predecessore Jacques Chirac. In questi giorni, il presidente e gli uomini della destra hanno alzato i toni, soprattutto sul tema della sicurezza, nella speranza di convincere gli elettori a tornare alle urne.  (&#8230;) Non essendo prevedibile un ribaltamento rispetto al primo turno, il risultato di questa sera avrà dunque soprattutto un significato politico. Per il presidente, ma anche per le speranze della sinistra di costruire l&#8217; alternanza. L&#8217; alto livello di astensione ha penalizzato la destra, ma è un motivo di profonda riflessione anche per l&#8217; opposizione. I verdi, nonostante la spinta del messaggio ecologico nell&#8217; opinione pubblica, hanno perso mezzo milione di voti rispetto alle europee dell&#8217; anno scorso. Il partito socialista di Martine Aubry capitalizza l&#8217; emorragia della destra, ma non riconquista i ceti popolari, le categorie operaie e i giovani delle banlieue (dove l&#8217; astensione ha sfiorato l&#8217; 80%). Può essere un motivo d&#8217; orgoglio governare tutte le Regioni, ma non è un segno di salute il potere costruito su quadri di partito e impiegati pubblici, ovvero lo zoccolo duro dei francesi che ancora credono nelle elezioni.</p>
<p><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/marzo/21/Sarkozy_trincea_per_riconquistare_milioni_co_9_100321001.shtml">Leggi articolo completo</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/polix.wordpress.com/72/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/polix.wordpress.com/72/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/polix.wordpress.com/72/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/polix.wordpress.com/72/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/polix.wordpress.com/72/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/polix.wordpress.com/72/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/polix.wordpress.com/72/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/polix.wordpress.com/72/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/polix.wordpress.com/72/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/polix.wordpress.com/72/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/polix.wordpress.com/72/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/polix.wordpress.com/72/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/polix.wordpress.com/72/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/polix.wordpress.com/72/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&amp;blog=2889080&amp;post=72&amp;subd=polix&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il cavaliere solitario</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 16:19:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spindoctor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi politiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Silvio Berlusconi ha un vero, grande nemico in questa campagna elettorale: lo scoramento del suo popolo. Un misto di disincanto e di rassegnazione che, se pure non si traduce nella scelta dello schieramento avversario, alimenta una fortissima tentazione astensionista&#8230;una legge costante di questa nevrotica Seconda Repubblica: si vince solo se si trascina ai seggi il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&amp;blog=2889080&amp;post=68&amp;subd=polix&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Silvio Berlusconi ha un vero, grande nemico in questa campagna elettorale: lo scoramento del suo popolo. Un misto di disincanto e di rassegnazione che, se pure non si traduce nella scelta dello schieramento avversario, alimenta una fortissima tentazione astensionista&#8230;una legge costante di questa nevrotica Seconda Repubblica: si vince solo se si trascina ai seggi il popolo riluttante che esprime con la minaccia dell&#8217; astensione la propria disillusione. Nel 2001 il centrosinistra perse perché molti dei suoi, scontenti e sconcertati, disertarono le urne. Nel 2006 Berlusconi sfiorò una vittoria che sembrava impossibile perché nel rush finale toccò le corde giuste per mobilitare un elettorato stanco e depresso. L&#8217; astensionismo è l&#8217; arma più micidiale in una democrazia in cui sono rari i passaggi espliciti da un campo a quello opposto. Già Albert O. Hirshmann aveva identificato nell&#8217; «uscita» del proprio elettorato, nella tentazione di ritirarsi e di abbandonare a se stessa una leadership deludente. Il nuovo protagonismo di Berlusconi ha lo scopo di tamponare l&#8217; emorragia delle «uscite», ma anche le manchevolezze di un partito impacciato e afasico. Uno contro tutti, ancora una volta.</p>
<p><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/marzo/12/Cavaliere_Solitario_co_9_100312035.shtml">Leggi analisi completa di Pierluigi Battista (da www.corriere.it)</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/polix.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/polix.wordpress.com/68/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/polix.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/polix.wordpress.com/68/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/polix.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/polix.wordpress.com/68/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/polix.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/polix.wordpress.com/68/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/polix.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/polix.wordpress.com/68/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/polix.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/polix.wordpress.com/68/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/polix.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/polix.wordpress.com/68/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&amp;blog=2889080&amp;post=68&amp;subd=polix&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il nuovo partito &#8220;confederale&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 11:09:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(&#8230;) Quando fra un anno le forze politiche cominceranno a pensare come presentarsi alle elezioni del 2013, si troveranno di fronte alla prospettiva di dover puntare più su una confederazione di leader locali che su una compatta immagine e macchina di partito nazionale. Dovranno cioè costruire la loro macchina da guerra mettendo insieme governatori regionali [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&amp;blog=2889080&amp;post=70&amp;subd=polix&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(&#8230;) Quando fra un anno le forze politiche cominceranno a pensare come presentarsi alle elezioni del 2013, si troveranno di fronte alla prospettiva di dover puntare più su una confederazione di leader locali che su una compatta immagine e macchina di partito nazionale. Dovranno cioè costruire la loro macchina da guerra mettendo insieme governatori regionali forti, sindaci forti, battitori liberi forti (se farà scuola il caso Bonino). Certo una figura di riferimento unitario dovranno garantirsela (a sinistra devono trovarla, e a destra forse pure) ma sarà solo una figura di marchio, brand, logo: non sarà un capo partito tradizionale; non potrà esercitare una leadership di vertice; avrà un potere più relazionale che gerarchico; gestirà un collettivo politico non un apparato organizzativo. Verosimilmente non potrà venire dall&#8217; ormai usurato notabilato della politica e forse neppure un novello protagonista della fantomatica società civile potrebbe essere riconosciuto e legittimato da tutte le diverse periferie. Servirà solo uno che ci metta la faccia e che sconti la frustrazione di non poter essere un comandante. Sotto di lui una organizzazione più leggera che nel passato, che abbia un doppio ruolo: quello di sostenere la rete relazionale dei capi periferici, facendone il veicolo per le opportune convergenze programmatiche, nazionali e internazionali; e quello di elaborare linee di cultura collettiva (servono, anche nella generalizzata crisi delle ideologie) in cui le realtà locali possano riconoscersi. È infatti nell&#8217; ordine delle cose che chi farà da riferimento unitario ai cacicchi locali (magari potrebbe essere addirittura uno di loro, come talvolta avviene negli Usa) abbia bisogno di non apparire troppo coinvolto dai radicamenti territoriali. Comunque è verosimile che non ci sia più spazio per la forma-partito come l&#8217; abbiamo conosciuta in tutto il secondo dopoguerra. La sua crisi che nel 1992-93 era apparsa come una acuzie, picco di malattia da cui si poteva uscire con una conferma del modello (magari adeguatamente ridisegnato con primarie e predellini) si è rivelata il detonatore di un passaggio davvero radicale: da partito totalizzante a partito nei fatti federale. Per una delle sommerse ironie attraverso cui evolve spesso questo Paese, stiamo facendo maturare non uno Stato federale ma dei partiti confederali; e i secondi renderanno probabilmente superato il primo. Come sempre la realtà sopravanza la volontà, anche la più determinata.</p>
<p><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/febbraio/16/Crisi_dei_Leader_Partiti_Federali_co_9_100216038.shtml">Leggi l&#8217;analisi completa di Giuseppe De Rita (www.corriere.it)</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/polix.wordpress.com/70/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/polix.wordpress.com/70/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/polix.wordpress.com/70/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/polix.wordpress.com/70/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/polix.wordpress.com/70/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/polix.wordpress.com/70/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/polix.wordpress.com/70/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/polix.wordpress.com/70/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/polix.wordpress.com/70/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/polix.wordpress.com/70/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/polix.wordpress.com/70/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/polix.wordpress.com/70/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/polix.wordpress.com/70/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/polix.wordpress.com/70/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&amp;blog=2889080&amp;post=70&amp;subd=polix&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Città e qualità della vita</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 15:31:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spindoctor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Città]]></category>

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		<description><![CDATA[L'annuale competizione fra le città italiane sulla qualità della vita, viene seguita puntualmente da due importanti quotidiani economici: Il Sole 24 Ore e Italia Oggi. I risultati del sondaggio riportati dal primo, dicono che è Trieste il luogo dove si vive meglio e Agrigento, dove la qualità della vita è ai livelli più bassi. Al penultimo posto c'è Napoli, al terzultimo Caltanissetta. 

Mentre, secondo il sondaggio di Italia Oggi - basato su parametri diversi - il primato spetta a Mantova e il fanalino di cosa a Napoli, seguita subito dopo sempre da Agrigento e poi da Prato. In seconda posizione figurano Belluno e Trento. <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&amp;blog=2889080&amp;post=66&amp;subd=polix&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA &#8211; L&#8217;annuale competizione fra le città italiane sulla qualità della vita, viene seguita puntualmente da due importanti quotidiani economici: Il Sole 24 Ore e Italia Oggi. I risultati del sondaggio riportati dal primo, dicono che è Trieste il luogo dove si vive meglio e Agrigento, dove la qualità della vita è ai livelli più bassi. Al penultimo posto c&#8217;è Napoli, al terzultimo Caltanissetta. </p>
<p>Mentre, secondo il sondaggio di Italia Oggi &#8211; basato su parametri diversi &#8211; il primato spetta a Mantova e il fanalino di cosa a Napoli, seguita subito dopo sempre da Agrigento e poi da Prato. In seconda posizione figurano Belluno e Trento. </p>
<p>Tra i dati più interessanti riportati da Italia Oggi c&#8217;è quello che vede Roma precipitare clamorosamente di ben 53 posizioni: dal 29° posto del 2008 all&#8217;82° di quest&#8217;anno. Una debacle che, invece, Il Sole 24 Ore non registra, segnalando la capitale al posto numero 24. La graduatoria di Italia Oggi mostra anche miglioramenti, rispetto al 2008: le province che non hanno raggiunto livelli accettabili sono scese da 55 a 46. </p>
<p>Nel 2009 però, sempre secondo il quotidiano diretto da Franco Bechis, la qualità della vita è diminuita in molti centri urbani. Fra questi &#8211; come già accennato &#8211; primeggia Roma, ma spiccano anche Torino (al 91° posto dal 50°), Milano (54° dal 31°), Perugia (73° dal 20°), Prato (101° dal 74°), Aosta (43° dal quarto). </p>
<p>E&#8217; stato giudicato apprezzabile il risultato ottenuto da Olbia-Tempio, la neo-provincia sarda, che ha raggiunto la postazione numero 23, secondo il sondaggio del Sole 24 Ore. Per quanto riguarda il secondo primato assegnato a Trieste, dal quotidiano diretto da Gianni Riotta (il primo lo ottenne nel 2005) a giocare un ruolo decisivo sono stati il tenore di vitaa, i servizi, l&#8217;ambiente e il tempo libero. </p>
<p>La prima provincia del Centro &#8211; sempre secondo la rilevazione di Italia Oggi &#8211; è Siena, scivolata, appunto, dalla prima alla 14° posizione. Al Sud troviamo in testa Campobasso (da 41° a 44°) e Matera (da 67° a 48°). Fra le province in miglioramento, c&#8217;è Foggia (34° posto dal 57°), Rieti (32° dal 72°), Macerata (16° dal 46°), Vercelli (20° dal 62°), Lodi (27° dall&#8217;84°). </p>
<p>La rilevazione del Sole 24 Ore ha preso in esame 36 indicatori: dal reddito, al lavoro, dall&#8217;ambiente agli svaghi. La classifica di Italia Oggi prende invece in esame otto parametri: affari e lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi, tempo libero, tenore di vita. </p>
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		<title>Premier, più 7 punti di popolarità  dopo l’aggressione</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 15:24:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spindoctor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Sondaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ attentato a Berlusconi ha avuto importanti conseguenze sullo scenario politico. Da un verso, si è assistito, anche da parte di alcuni esponenti di rilievo, ad una forte accentuazione dei toni, con accuse reciproche, talvolta anche assai violente. Dall’altro, vi è chi ha sottolineato come l’episodio di Milano costituisca un significativo segnale d’allarme, che dovrebbe indurre ad abbassare il livello dello scontro e a iniziare a lavorare concretamente per l’attuazione delle riforme di cui il Paese ha bisogno.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&amp;blog=2889080&amp;post=61&amp;subd=polix&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’episodio di piazza Duomo ha radicalizzato le opinioni: quasi un italiano su quattro approva il gesto di Tartaglia</strong><em></p>
<p>L’ attentato a Berlusconi ha avuto importanti conseguenze sullo scenario politico. Da un verso, si è assistito, anche da parte di alcuni esponenti di rilievo, ad una forte accentuazione dei toni, con accuse reciproche, talvolta anche assai violente. Dall’altro, vi è chi ha sottolineato come l’episodio di Milano costituisca un significativo segnale d’allarme, che dovrebbe indurre ad abbassare il livello dello scontro e a iniziare a lavorare concretamente per l’attuazione delle riforme di cui il Paese ha bisogno. Nessuno può dire se nelle prossime settimane il clima si farà ancora più rovente o, se, viceversa, si imboccherà una strada di confronto fattivo e di maggiore ragionevolezza. Molto dipenderà dalle scelte che farà lo stesso Berlusconi.</p>
<p>Quello che è cer to è che questi ultimi giorni hanno visto, nell’ambi to dell’opinione pubblica, una intensa radicalizza zione delle diverse posizioni. Il favore verso il Cava liere ha mostrato una crescita nella sua diffusione e, specialmente, nella sua intensità. Al tempo stesso, sull’altro fronte, si sono accentuate — pur restando minoritarie — le opinioni più radicali, di aperta osti lità verso la persona del presidente del Consiglio. Tanto che, sulla base di diversi sondaggi effettuati in questi giorni, si può stimare che una quota oscil lante dal 20 al 25% degli italiani approvi il gesto di Tartaglia, motivata principalmente dalla convinzio ne che il premier sia un pericolo per il Paese. Dall’altro verso, come si è detto, nella restante parte della popolazione, la popolarità di Berlusco ni si è accresciuta. Lo indica anche il giudizio sul presidente del Consiglio: a metà novembre, il 48,6% degli italiani dava una valutazione positiva del Cavaliere. Oggi questa quota è salita al 55,9%. Il trend si è manifestato in tutti i settori dell’elettora to, con una particolare intensità però tra i più gio vani, e tra i cattolici praticanti. Il livello del consen so è naturalmente molto più elevato tra gli elettori del Pdl (95%) e della Lega (77%). Tra i votanti per l’opposizione, prevalgono ovviamente i giudizi cri tici verso il premier, che superano qui l’80%. Ma anche in questo caso si registra comunque un au mento delle valutazioni positive per Berlusconi che raggiungono, ad esempio, il 17% tra gli elettori del Pd.</p>
<p>L’elemento più importante, però, è la cre scita di popolarità tra chi dichiara di essere oggi perplesso su quale partito votare: nel segmento cruciale degli indecisi, il consenso per Berlusconi giunge oggi al 58%. Un dato assai promettente in vista delle — ancora lontane, ma sempre più vici ne — elezioni regionali di marzo. Questo clima di opinione più positivo per il Ca valiere si riflette anche sui giudizi riguardo all’ope rato del governo. Che raccoglie oggi nuovamente più del 50% di valutazioni favorevoli, questa volta specie tra i più anziani, con una crescita rispetto ai mesi scorsi. Nell’insieme, dunque, ad una parte di cittadini sempre più favorevole a Berlusconi, si contrappo ne un’ostilità sempre più intensa. Tanto che la frat tura tra le opposte opinioni e appartenenze che si sta sviluppando oggi appare, in certi (per fortuna limitati) casi, simile al tifo. È uno degli effetti della personalizzazione della politica e della sempre mi nore presenza della capacità e attività di mediazio­ne dei partiti. Per questo, sarebbe opportuno che le forze politiche unissero in qualche misura i loro sforzi per ritornare ad un clima di dibattito e di confronto.</p>
<p>Renato Mannheimer<br />
20 dicembre 2009</p>
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		<title>Italia: aumentano i disoccupati</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 15:32:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spindoctor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numb3rs]]></category>

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		<description><![CDATA[Più di due milioni di disoccupati in Italia: è la prima volta dal marzo del 2004 che l&#8217;Istat rileva un numero così elevato di senza lavoro. A ottobre il tasso di disoccupazione è salito all&#8217;8% dal 7,8% di settembre. Il numero delle persone in cerca di lavoro è di 2.004.000, in aumento del 2% ( [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&amp;blog=2889080&amp;post=59&amp;subd=polix&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Più di due milioni di disoccupati in Italia: è la prima volta dal marzo del 2004 che l&#8217;Istat rileva un numero così elevato di senza lavoro. A ottobre il tasso di disoccupazione è salito all&#8217;8% dal 7,8% di settembre. Il numero delle persone in cerca di lavoro è di 2.004.000, in aumento del 2% ( 39mila persone) rispetto a settembre e del 13,4% ( 236mila) su base annua. Il tasso di disoccupazione giovanile &#8211; aggiunge l&#8217;istituto di statistica &#8211; a ottobre è aumentato al 26,9% dal 26,2% di settembre. </p>
<p>Sono 14.741.000, con un aumento di 210.000 unità rispetto all&#8217;ottobre 2008, gli &#8216;inattivi&#8217;, che per la statistica sono i non occupati che nelle quattro settimane che precedono l&#8217;indagine non hanno effettuato neanche un&#8217;azione attiva di ricerca di lavoro (categoria ampia che include gli studenti, le casalinghe, ma anche i cosiddetti &#8216;scoraggiati&#8217;, cioè i disoccupati di lungo corso che ormai non cercano più lavoro perché si sono convinti che non lo troveranno). Il tasso di inattività è pari al 37,4 per cento, invariato rispetto al mese precedente e in aumento dello 0,4 per cento su base annua. </p>
<p>Penalizzata l&#8217;occupazione femminile. Infatti l&#8217;occupazione maschile a ottobre 2009 è pari a 13.801.000 unità, con un incremento dello 0,2 per cento rispetto al mese precedente ( 31 mila unità) e una riduzione dell&#8217;1,5 per cento (-217 mila unità) rispetto al corrispondente mese dell&#8217;anno precedente. L&#8217;occupazione femminile raggiunge le 9.298.000 unità, con una riduzione rispetto a settembre dello 0,3 per cento (-30 mila unità) e dello 0,7 per cento (-67 mila unità) rispetto ad ottobre 2008. </p>
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		<title>Quel patrimonio di tre milioni</title>
		<link>http://polix.wordpress.com/2009/10/27/quel-patrimonio-di-tre-milioni/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 08:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spindoctor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Comportamento elettorale]]></category>

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		<description><![CDATA[A primarie concluse, la prima reazione è di sollievo. E' finita. Questa lunga, estenuante, complessa maratona congressuale. E al di là di valutazioni di merito, è finita bene. 

Senza contraddizioni sostanziali fra il voto degli iscritti e quello degli elettori, alle (cosiddette) primarie. Senza bisogno di ricorrere al ballottaggio. Oggi, finalmente, il Pd ha un segretario, Pierluigi Bersani. Ma soprattutto ha scoperto che può ancora contare su una base enorme. Quasi tre milioni di elettori e simpatizzanti. Che domenica hanno partecipato alle primarie. Nonostante tutto. Molti, rientrati dall'esilio, per una volta ancora. <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&amp;blog=2889080&amp;post=57&amp;subd=polix&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di ILVO DIAMANTI (da www.repubblica.it, 27 0ttobre 2009)</p>
<p>A primarie concluse, la prima reazione è di sollievo. E&#8217; finita. Questa lunga, estenuante, complessa maratona congressuale. E al di là di valutazioni di merito, è finita bene. </p>
<p>Senza contraddizioni sostanziali fra il voto degli iscritti e quello degli elettori, alle (cosiddette) primarie. Senza bisogno di ricorrere al ballottaggio. Oggi, finalmente, il Pd ha un segretario, Pierluigi Bersani. Ma soprattutto ha scoperto che può ancora contare su una base enorme. Quasi tre milioni di elettori e simpatizzanti. Che domenica hanno partecipato alle primarie. Nonostante tutto. Molti, rientrati dall&#8217;esilio, per una volta ancora. </p>
<p>Bersani, con il 54% dei voti validi, ha distanziato gli altri due candidati. Che, pure, hanno riscosso un buon risultato. Franceschini ha raccolto un terzo dei voti. Marino ha ottenuto il 12%, il 4% in più rispetto al voto degli iscritti. Il dibattito congressuale non ha prodotto grandi emozioni. Identità chiare. Parole-chiave. Spendibili sul mercato politico, come slogan, dall&#8217;intero Pd. Tuttavia, alla fine, resta l&#8217;immagine di questa grande partecipazione. Un investimento sulla fiducia. Che sarebbe irresponsabile dissipare (ancora). </p>
<p>Sugli elettori delle primarie vorremmo proporre alcune considerazioni. Provvisorie, come i dati forniti dal Pd. (Ieri sera alle 18: poco più di 2 milioni, circa tre quarti del totale, incompleti soprattutto per il Sud). </p>
<p>1. La prima riguarda la partecipazione complessiva stimata dal Pd. Circa 2 milioni e 800 mila elettori &#8211; anche calcolando la presenza di giovani oltre i 16 anni e gli immigrati regolari &#8211; sono tanti. Circa il 35% degli elettori alle europee. Più di un elettore su tre. Nonostante la delusione verso un partito disorientato. Un&#8217;opposizione incerta. Una leadership indefinita. </p>
<p>Le ragioni di una partecipazione così ampia sono diverse. (a) Anzitutto, per la prima volta, si è trattato di una competizione vera. Non era mai avvenuto prima. Nel 2005 le primarie erano servite a legittimare l&#8217;investitura dell&#8217;unico possibile candidato premier. Romano Prodi. Ma anche nel 2007 si sono trasformate in un plebiscito per Veltroni, visto che l&#8217;unico vero sfidante, Bersani stesso, dopo un primo momento, rinunciò. Stavolta, invece, i candidati si sono affrontati in modo serio e aspro. (b) Un secondo incentivo alla partecipazione è riconducibile alla lunga fase congressuale. Per alcuni versi, defatigante. Ha tuttavia costruito una rete di tifosi e sostenitori organizzata e diffusa in tutto il paese. (c) Il terzo motivo è che gli elettori di centrosinistra sono pronti a mobilitarsi, se si forniscono loro occasioni serie e ragionevoli ragioni. Come hanno fatto anche stavolta. Quasi per riflesso condizionato. Alcuni &#8211; più di quanti si pensi &#8211; per disperazione. Come estremo atto di fiducia. Per non lasciare nulla di intentato. </p>
<p>2. La seconda considerazione riguarda la distribuzione territoriale della partecipazione alle primarie. Il cui dato è condizionato dall&#8217;andamento dello spoglio, incompleto e lungo. Soprattutto in alcune aree. Calcolata sul voto alle europee dello scorso giugno, raggiunge il massimo nelle zone rosse e nel Nordest. La partecipazione appare rilevante anche al Sud (dove, tuttavia, lo spoglio procede a rilento). Mentre è più ridotta nel Nordovest e nelle regioni centromeridionali: Lazio, Abruzzo e Molise. Le regioni del Nord sono quelle dove la partecipazione alle primarie appare più ampia rispetto agli iscritti. Soprattutto il Nordest. Mentre la partecipazione nelle zone rosse è coerente con la media nazionale (superiore di circa due volte e mezza agli iscritti). Infine, è più bassa nel Centro-Sud e nel Sud e nelle Isole. Questi indici suggeriscono diversi tipi di orientamento politico. Nelle regioni del Nord, in particolare, sottolineano l&#8217;importanza del voto di opinione. Espresso da elettori disposti a sostenere il Pd, ma senza atti di fede. Nelle regioni rosse, invece, la partecipazione alle primarie si è appoggiata, anche in questa occasione, alle tradizionali reti di appartenenza partitica. Nel Sud e nel Centrosud, infine, sembrano aver pesato maggiormente i meccanismi del voto personale e delle lobbies localiste. Mentre la mobilitazione sollecitata da motivi di identità e d&#8217;opinione appare meno propulsiva che altrove.</p>
<p>3. La terza osservazione riguarda il voto ai candidati. La base elettorale più caratterizzata è certamente quella di Marino. Che ha ottenuto i livelli più elevati nelle regioni del Nord e nelle province metropolitane (sempre oltre il 15%). Bersani, il vincitore, ha raggiunto il 60% nelle regioni del Sud (oltre il 70% in Calabria) e delle Isole. Ma ha conseguito un buon risultato anche nel Nordovest e nelle zone rosse. Ha peraltro vinto in quasi tutte le regioni. Il che ne legittima ulteriormente il successo. Franceschini, infine, appare il più &#8220;trasversale&#8221;, dal punto di vista della distribuzione territoriale dei consensi. In grado di intercettare circa un terzo dei voti dovunque.<br />
Mancano, per ora, dati sulla composizione sociale e anagrafica degli elettori. Ci fidiamo dell&#8217;esperienza diretta &#8211; nostra e dei nostri &#8220;testimoni privilegiati&#8221;. Raccontano di una base adulta e anziana, ma con un&#8217;ampia presenza femminile. I giovani si sono visti di meno. Ma abbiamo l&#8217;impressione che si tratti di un problema più ampio. Demografico oltre che culturale. Si vedono poco perché sono pochi. </p>
<p>Finita questa infinita maratona congressuale, il maggiore partito di opposizione potrà finalmente fare opposizione. Se ne sarà capace. Oggi ha un segretario, legittimato dal voto degli iscritti e degli elettori. Ma soprattutto: le primarie gli hanno restituito una base ampia. Milioni di persone. Vere. Pronte a uscire di casa e a cercare un seggio provvisorio, presidiato da militanti. Per votare. Dopo aver pagato una somma, per quanto piccola. </p>
<p>Un&#8217;indicazione importante &#8211; sorprendente &#8211; al tempo della democrazia del pubblico. Dove è convinzione condivisa, anche nel centrosinistra, che lo spazio politico coincida con quello mediatico. In particolare con la televisione. La partecipazione alle primarie rammenta che la politica si può (vorremmo dire: si deve) fare anche sul territorio. Anche nella società. Per il PD, un&#8217;avvertenza utile. Forse l&#8217;ultima. </p>
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		<title>L&#8217;astensione senza opposizione</title>
		<link>http://polix.wordpress.com/2009/06/29/lastensione-senza-opposizione/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 18:07:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spindoctor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comportamento elettorale]]></category>

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		<description><![CDATA[ Concluso il turno elettorale di giugno, il Pd si è tuffato in una nuova sfida. Questa volta interna. Il congresso d'autunno per eleggere il segretario.

Per mettere fine alla "supplenza" di Franceschini (non necessariamente alla sua carriera di leader). Nulla da eccepire sulle scelte autonome del principale partito di opposizione. Salvo che questo sarebbe, anzitutto, il momento di fare, appunto, l'opposizione. Non solo all'interno, come avviene da anni, segnati da conflitti e agguati (fatto un segretario, altri leader appaiono pronti a rimpiazzarlo). Dovrebbe invece fare opposizione al governo, ma soprattutto al premier e al suo partito. Che per la prima volta, dopo il voto del 2008, appaiono in difficoltà.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&amp;blog=2889080&amp;post=56&amp;subd=polix&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di ILVO DIAMANTI (tratto da www.repubblica.it)</p>
<p>- Concluso il turno elettorale di giugno, il Pd si è tuffato in una nuova sfida. Questa volta interna. Il congresso d&#8217;autunno per eleggere il segretario.</p>
<p>Per mettere fine alla &#8220;supplenza&#8221; di Franceschini (non necessariamente alla sua carriera di leader). Nulla da eccepire sulle scelte autonome del principale partito di opposizione. Salvo che questo sarebbe, anzitutto, il momento di fare, appunto, l&#8217;opposizione. Non solo all&#8217;interno, come avviene da anni, segnati da conflitti e agguati (fatto un segretario, altri leader appaiono pronti a rimpiazzarlo). Dovrebbe invece fare opposizione al governo, ma soprattutto al premier e al suo partito. Che per la prima volta, dopo il voto del 2008, appaiono in difficoltà.</p>
<p>A modo suo, lo ha ammesso anche Silvio Berlusconi, quando, accennando alle vicende che gli stanno creando disagio, ha concluso: &#8220;Agli italiani piaccio così&#8221;. Aggiungendo: &#8220;Il 61% degli italiani ha fiducia in me&#8221;. Senza ulteriori chiarimenti circa la titolarità e la responsabilità dei sondaggi, il campione, il quesito impiegato, ecc&#8230;. Il premier, d&#8217;altronde, non si è mai preoccupato delle regole e dei vincoli circa l&#8217;uso e le fonti dei dati che distribuisce con tanta generosità.</p>
<p>Nessun garante e nessuna authority, d&#8217;altronde, gliene hai mai chiesto conto, a quanto ci risulta. Tuttavia, il 61% significa, comunque, 15 punti in meno del grado di fiducia che Berlusconi si attribuiva un paio di mesi fa. Quando, peraltro, affermava che il Pdl avrebbe sfondato il muro del 40% dei voti. Anzi: si sarebbe avvicinato al 45%. Anche in questo caso: 10 punti più di quelli effettivamente ottenuti alle elezioni europee.</p>
<p>D&#8217;altra parte, al di là della misura effettiva (al Cavaliere piace molto apparire più alto di quel che è), dalla fine di aprile gli indici di fiducia nei suoi riguardi hanno cominciato effettivamente a scendere. Molto più di quelli nei confronti del governo. Al tempo stesso, hanno iniziato a flettere, nei sondaggi, anche le intenzioni di voto per il Pdl. Senza che, peraltro, ne beneficiasse l&#8217;opposizione. Salvo l&#8217;Idv di Antonio Di Pietro. Insieme alla Lega: opposizione &#8220;nella&#8221; maggioranza. Principale dato effettivamente in aumento: l&#8217;incertezza.</p>
<p>Come abbiamo rilevato in diverse occasioni, la quota di elettori indecisi (cfr. fra gli altri, i sondaggi di Ipsos) in poche settimane si è allargata: dal 20% a un terzo degli elettori. Spinta, soprattutto, da coloro che nel 2008 avevano votato per il Pdl. Senza che, nel frattempo, nulla fosse cambiato sostanzialmente: nell&#8217;economia, nei consumi, nella sicurezza. D&#8217;altronde, un solo argomento, da due mesi, occupa le prime pagine dei giornali (ma non dei telegiornali): Berlusconi e le donne (per dirla in modo generico e allusivo). Non si è parlato d&#8217;altro in campagna elettorale. E ciò ha indebolito non tanto l&#8217;immagine del governo, ma direttamente quella del premier.</p>
<p>Tuttavia, l&#8217;immagine personale del premier, assai più di quella del governo, coincide con l&#8217;identità della maggioranza. O meglio: del partito di maggioranza. Da ciò il fastidio e il disamore di molti elettori del Pdl che si è tradotto nel voto e, in particolare, nel non-voto. Incoraggiati &#8211; o scoraggiati &#8211; dallo specifico tipo di competizione, le europee. Usate, spesso, per lanciare messaggi ai partiti e soprattutto al governo. In questo caso: al premier. Da ciò l&#8217;astensione, che è cresciuta pesantemente rispetto all&#8217;anno scorso, ma anche rispetto alle precedenti europee del 2004. Ai danni soprattutto del Pdl. Come conferma l&#8217;analisi statistica dei flussi elettorali condotta dall&#8217;Istituto Cattaneo di Bologna (con il modello di Goodman) partendo dai risultati delle sezioni elettorali nelle principali città.</p>
<p>Tra coloro che avevano votato per il Pdl alle politiche del 2008, alle recenti europee si è astenuto: l&#8217;8,4% (sul totale degli elettori) a Torino, il 9% a Milano, circa il 7% a Brescia e a Verona. E ancora: intorno al 5-6% a Padova, Reggio Emilia e Firenze; ma l&#8217;11% a Napoli, il 14% a Roma e addirittura il 18% a Reggio Calabria e il 22% a Catania. L&#8217;astensione ha colpito di nuovo e in modo pesante il centrodestra anche ai ballottaggi delle amministrative. Soprattutto i candidati del Pdl: a Milano, Torino, Firenze, Bari, Padova. Il profilo di coloro che hanno abbandonato il Pdl in questa occasione (sondaggio LaPolis, Università di Urbino, 15-20 giugno, campione nazionale, 1400 casi) segnala che si tratta dell&#8217;elettorato &#8220;moderato&#8221;, che nello spazio politico si posiziona intorno al &#8220;centro&#8221;.</p>
<p>Dal punto di vista sociale, la figura &#8220;tipica&#8221; dell&#8217;astensionismo nel Pdl è costituita dalla casalinga che risiede nel Sud. L&#8217;astensione massiccia che ha investito il Pdl, tuttavia, non segnala solo il disagio della base elettorale di centrodestra verso il partito di riferimento e il suo leader. Sottolinea, al tempo stesso, la debolezza del principale partito di opposizione.<br />
Il Pd, infatti, si dimostra incapace di sfruttare il disagio degli elettori moderati di centrodestra. Non solo, ma, a sua volta, ha perso voti un po&#8217; in tutte le direzioni. Dovunque. A Nord, nel Centro e nel Mezzogiorno.</p>
<p>Verso l&#8217;astensione (anche se in misura molto più ridotta del Pdl). Ma soprattutto: verso l&#8217;Idv e l&#8217;Udc. Poi: verso i partiti di sinistra. E ancora, nelle città &#8220;rosse&#8221;: verso la Lega. In alcuni casi, per quanto in misura ridotta: anche verso il Pdl. Il Partito democratico non riesce ad attrarre a sé una parte almeno degli elettori delusi ed elusi dal Pdl perché è afasico, abulico e un poco anonimo. Gli mancano un volto e le parole. In tema di sicurezza, immigrazione, ma perfino sui costi della politica e sull&#8217;economia: gli elettori ritengono il centrodestra più credibile e attrezzato del centrosinistra (sondaggio LaPolis Università di Urbino, 15-20 giugno 2009).</p>
<p>Il Pd: fatica a tenere i piedi per terra. A tenere rapporti solidi con il territorio e con la società. Per cui non riesce a incalzare Berlusconi. A &#8220;sfruttarne&#8221; il disagio e gli imbarazzi. Come ai tempi della campagna elettorale del 2008. Quando Berlusconi era l&#8217;Innominato. Mai nominato per timore di fare antiberlusconismo. Con grande beneficio per l&#8217;Innominato.</p>
<p>In effetti, da allora il filo dell&#8217;opposizione è stato afferrato dall&#8217;Idv e perfino dalla Lega, alleata inquieta ma fedele di Berlusconi. Il problema del Pd, prima e oltre il congresso, è di &#8220;fare&#8221; opposizione. Non al proprio interno, riaprendo personalismi vecchi (magari in nome del &#8220;nuovo&#8221;). Ma a Berlusconi e al centrodestra. Dicendo tre-quattro parole chiare e condivise su altrettante questioni: lavoro, sicurezza, economia, Welfare. (Al momento non ne viene in mente nessuna). Senza inseguire la Lega e la Destra sul loro terreno (non c&#8217;è partita). E scegliendo un leader capace di sfidare e contrastare apertamente Berlusconi. Senza timore di fare dell&#8217;antiberlusconismo. Un modello di valori pubblici e privati e, al tempo stesso, uno stile di vita. A cui Berlusconi dà volto, voce e biografia. Occorre qualcuno in grado di fare altrettanto. In modo evidentemente &#8211; ed efficacemente &#8211; alternativo. Perché il paese, questo paese, è politicamente contendibile. Lo si è visto in questo turno elettorale. Ma ci vuole qualcuno che lo contenda veramente. Un contendente. Noi soffriamo da sempre di miopia (politica e non solo), ma per ora non ne vediamo.</p>
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		<title>Il Il voto locale offre la vera dimensione dei rapporti di forza</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 08:31:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spindoctor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi politiche]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;analisi di Massimo Franco tratta da www.corriere.it Per una manciata di ore, la battuta d’arresto del Pdl ha velato la sconfitta del centrosinistra alle europee. Le attese di un’affermazione clamorosa del governo, alimentate da Silvio Berlusconi, hanno permesso al partito di Dario Franceschini di additare lo scarto fra quelle ambizioni e la realtà. La soglia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&amp;blog=2889080&amp;post=53&amp;subd=polix&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;analisi di Massimo Franco tratta da www.corriere.it</strong><em></p>
<p>Per una manciata di ore, la battuta d’arresto del Pdl ha velato la sconfitta del centrosinistra alle europee. Le attese di un’affermazione clamorosa del governo, alimentate da Silvio Berlusconi, hanno permesso al partito di Dario Franceschini di additare lo scarto fra quelle ambizioni e la realtà. La soglia psicologica del 40 per cento dei voti, mancata ampiamente dal presidente del Consiglio, ha nascosto quella che sotto voce il Pd si era riproposto di raggiungere: fra il 27 ed il 28, comunque ben sotto il 33,2 del 2008. Non solo: il panorama di macerie offerto da gran parte della sinistra europea ha contribuito al sollievo del Pd, deciso ad accreditarsi come uno dei grandi superstiti del 6 e 7 giugno. E da questo punto di vista lo è. Ma il calo dei suoi consensi, non compensato del tutto dal successo dell’Idv di Antonio Di Pietro, sta emergendo nelle sue dimensioni reali. A renderlo vistoso è la geografia politica che lentamente affiora dalle amministrative celebrate insieme alle europee: un quadro a dir poco in chiaroscuro, tale da ridimensionare gli entusiasmi sulla tenuta del progetto del Pd. I primi risultati trasmettono l’immagine di una ragnatela di interessi e nomenklature locali, nella quale non esistono più rendite di posizione: per il fronte berlusconiano, ma soprattutto per i suoi avversari che detenevano da decenni il potere in alcune zone del Paese. Oltre tutto, il centrosinistra partiva da posizioni di forza, che dopo cinque anni appaiono intaccate; ed accentuano la sensazione di uno smottamento progressivo nelle giunte. Alcuni dei feudi governati storicamente dall’Unione prodiana mostrano smagliature.</p>
<p>Il richiamo di quello che la Lega ha definito «laburismo padano» spiega come mai il centrodestra si infiltri in Emilia Romagna e Toscana, conquistando consensi in classi sociali finora monopolio della sinistra. In realtà come l’Umbria, regione di «giunte rosse», il Pdl fa registrare un successo imprevisto. E i dati diffusi ieri dall’«Istituto Carlo Cattaneo» di Bologna offrono uno spaccato impietoso dei nuovi rapporti di forza. Dicono che alle europee il Pd ha perso oltre 2,1 milioni di voti rispetto al 2004 (-21 per cento), e 4,1 milioni nel confronto con le politiche dell’anno scorso. Il partito di Franceschini risponde ricordando che non contano solo i numeri, ma la tentazione berlusconiana di trasformare la consultazione in un referendum su di sé: un’operazione risoltasi in «una musata», secondo l’espressione colorita di Piero Fassino. Si aggiunge che lo stesso Pdl perde circa 3 milioni di voti sulle politiche; e si fa presente che nel 2008 c’erano in lista col Pd anche alcuni esponenti radicali. Ma lo scambio di accuse fra i due maggiori partiti tende ad interpretare con lenti bipolari una situazione dalla quale il bipolarismo esce un po’ indebolito. La vittoria parallela della Lega e dell’Idv rende il problema delle alleanze particolarmente acuto. Bossi è fondamentale per la strategia berlusconiana: tanto più in vista delle regionali del prossimo anno. Il fatto che il ministro Roberto Calderoli dica che i voti leghisti «si pesano e non si contano» anticipa la trattativa per la presidenza di alcune regioni del nord: sebbene riveli l’ammissione del mancato sorpasso sul Pdl in Veneto. Per il Pd, in parallelo, non solo rimane cruciale l’intesa con Di Pietro. Si ripropone anche il rompicapo di un collegamento con l’estrema sinistra. Per tutti, rimane l’incognita del ruolo dell’Udc centrista di Pier Ferdinando Casini, per ora paga di avere aumentato i voti su una linea difficile. Eppure, i due schieramenti non sembrano sul punto di rompersi: al massimo, rifaranno i conti al proprio interno.</p>
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