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	<description>il portale indipendente di analisi politiche e strategie per il consenso</description>
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		<title>Città e qualità della vita</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 15:31:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spindoctor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Città]]></category>

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		<description><![CDATA[L'annuale competizione fra le città italiane sulla qualità della vita, viene seguita puntualmente da due importanti quotidiani economici: Il Sole 24 Ore e Italia Oggi. I risultati del sondaggio riportati dal primo, dicono che è Trieste il luogo dove si vive meglio e Agrigento, dove la qualità della vita è ai livelli più bassi. Al penultimo posto c'è Napoli, al terzultimo Caltanissetta. 

Mentre, secondo il sondaggio di Italia Oggi - basato su parametri diversi - il primato spetta a Mantova e il fanalino di cosa a Napoli, seguita subito dopo sempre da Agrigento e poi da Prato. In seconda posizione figurano Belluno e Trento. <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&blog=2889080&post=66&subd=polix&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>ROMA &#8211; L&#8217;annuale competizione fra le città italiane sulla qualità della vita, viene seguita puntualmente da due importanti quotidiani economici: Il Sole 24 Ore e Italia Oggi. I risultati del sondaggio riportati dal primo, dicono che è Trieste il luogo dove si vive meglio e Agrigento, dove la qualità della vita è ai livelli più bassi. Al penultimo posto c&#8217;è Napoli, al terzultimo Caltanissetta. </p>
<p>Mentre, secondo il sondaggio di Italia Oggi &#8211; basato su parametri diversi &#8211; il primato spetta a Mantova e il fanalino di cosa a Napoli, seguita subito dopo sempre da Agrigento e poi da Prato. In seconda posizione figurano Belluno e Trento. </p>
<p>Tra i dati più interessanti riportati da Italia Oggi c&#8217;è quello che vede Roma precipitare clamorosamente di ben 53 posizioni: dal 29° posto del 2008 all&#8217;82° di quest&#8217;anno. Una debacle che, invece, Il Sole 24 Ore non registra, segnalando la capitale al posto numero 24. La graduatoria di Italia Oggi mostra anche miglioramenti, rispetto al 2008: le province che non hanno raggiunto livelli accettabili sono scese da 55 a 46. </p>
<p>Nel 2009 però, sempre secondo il quotidiano diretto da Franco Bechis, la qualità della vita è diminuita in molti centri urbani. Fra questi &#8211; come già accennato &#8211; primeggia Roma, ma spiccano anche Torino (al 91° posto dal 50°), Milano (54° dal 31°), Perugia (73° dal 20°), Prato (101° dal 74°), Aosta (43° dal quarto). </p>
<p>E&#8217; stato giudicato apprezzabile il risultato ottenuto da Olbia-Tempio, la neo-provincia sarda, che ha raggiunto la postazione numero 23, secondo il sondaggio del Sole 24 Ore. Per quanto riguarda il secondo primato assegnato a Trieste, dal quotidiano diretto da Gianni Riotta (il primo lo ottenne nel 2005) a giocare un ruolo decisivo sono stati il tenore di vitaa, i servizi, l&#8217;ambiente e il tempo libero. </p>
<p>La prima provincia del Centro &#8211; sempre secondo la rilevazione di Italia Oggi &#8211; è Siena, scivolata, appunto, dalla prima alla 14° posizione. Al Sud troviamo in testa Campobasso (da 41° a 44°) e Matera (da 67° a 48°). Fra le province in miglioramento, c&#8217;è Foggia (34° posto dal 57°), Rieti (32° dal 72°), Macerata (16° dal 46°), Vercelli (20° dal 62°), Lodi (27° dall&#8217;84°). </p>
<p>La rilevazione del Sole 24 Ore ha preso in esame 36 indicatori: dal reddito, al lavoro, dall&#8217;ambiente agli svaghi. La classifica di Italia Oggi prende invece in esame otto parametri: affari e lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi, tempo libero, tenore di vita. </p>
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		<title>Premier, più 7 punti di popolarità  dopo l’aggressione</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 15:24:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spindoctor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Sondaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ attentato a Berlusconi ha avuto importanti conseguenze sullo scenario politico. Da un verso, si è assistito, anche da parte di alcuni esponenti di rilievo, ad una forte accentuazione dei toni, con accuse reciproche, talvolta anche assai violente. Dall’altro, vi è chi ha sottolineato come l’episodio di Milano costituisca un significativo segnale d’allarme, che dovrebbe indurre ad abbassare il livello dello scontro e a iniziare a lavorare concretamente per l’attuazione delle riforme di cui il Paese ha bisogno.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&blog=2889080&post=61&subd=polix&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>L’episodio di piazza Duomo ha radicalizzato le opinioni: quasi un italiano su quattro approva il gesto di Tartaglia</strong><em></p>
<p>L’ attentato a Berlusconi ha avuto importanti conseguenze sullo scenario politico. Da un verso, si è assistito, anche da parte di alcuni esponenti di rilievo, ad una forte accentuazione dei toni, con accuse reciproche, talvolta anche assai violente. Dall’altro, vi è chi ha sottolineato come l’episodio di Milano costituisca un significativo segnale d’allarme, che dovrebbe indurre ad abbassare il livello dello scontro e a iniziare a lavorare concretamente per l’attuazione delle riforme di cui il Paese ha bisogno. Nessuno può dire se nelle prossime settimane il clima si farà ancora più rovente o, se, viceversa, si imboccherà una strada di confronto fattivo e di maggiore ragionevolezza. Molto dipenderà dalle scelte che farà lo stesso Berlusconi.</p>
<p>Quello che è cer to è che questi ultimi giorni hanno visto, nell’ambi to dell’opinione pubblica, una intensa radicalizza zione delle diverse posizioni. Il favore verso il Cava liere ha mostrato una crescita nella sua diffusione e, specialmente, nella sua intensità. Al tempo stesso, sull’altro fronte, si sono accentuate — pur restando minoritarie — le opinioni più radicali, di aperta osti lità verso la persona del presidente del Consiglio. Tanto che, sulla base di diversi sondaggi effettuati in questi giorni, si può stimare che una quota oscil lante dal 20 al 25% degli italiani approvi il gesto di Tartaglia, motivata principalmente dalla convinzio ne che il premier sia un pericolo per il Paese. Dall’altro verso, come si è detto, nella restante parte della popolazione, la popolarità di Berlusco ni si è accresciuta. Lo indica anche il giudizio sul presidente del Consiglio: a metà novembre, il 48,6% degli italiani dava una valutazione positiva del Cavaliere. Oggi questa quota è salita al 55,9%. Il trend si è manifestato in tutti i settori dell’elettora to, con una particolare intensità però tra i più gio vani, e tra i cattolici praticanti. Il livello del consen so è naturalmente molto più elevato tra gli elettori del Pdl (95%) e della Lega (77%). Tra i votanti per l’opposizione, prevalgono ovviamente i giudizi cri tici verso il premier, che superano qui l’80%. Ma anche in questo caso si registra comunque un au mento delle valutazioni positive per Berlusconi che raggiungono, ad esempio, il 17% tra gli elettori del Pd.</p>
<p>L’elemento più importante, però, è la cre scita di popolarità tra chi dichiara di essere oggi perplesso su quale partito votare: nel segmento cruciale degli indecisi, il consenso per Berlusconi giunge oggi al 58%. Un dato assai promettente in vista delle — ancora lontane, ma sempre più vici ne — elezioni regionali di marzo. Questo clima di opinione più positivo per il Ca valiere si riflette anche sui giudizi riguardo all’ope rato del governo. Che raccoglie oggi nuovamente più del 50% di valutazioni favorevoli, questa volta specie tra i più anziani, con una crescita rispetto ai mesi scorsi. Nell’insieme, dunque, ad una parte di cittadini sempre più favorevole a Berlusconi, si contrappo ne un’ostilità sempre più intensa. Tanto che la frat tura tra le opposte opinioni e appartenenze che si sta sviluppando oggi appare, in certi (per fortuna limitati) casi, simile al tifo. È uno degli effetti della personalizzazione della politica e della sempre mi nore presenza della capacità e attività di mediazio­ne dei partiti. Per questo, sarebbe opportuno che le forze politiche unissero in qualche misura i loro sforzi per ritornare ad un clima di dibattito e di confronto.</p>
<p>Renato Mannheimer<br />
20 dicembre 2009</p>
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		<title>Italia: aumentano i disoccupati</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 15:32:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spindoctor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numb3rs]]></category>

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		<description><![CDATA[ Più di due milioni di disoccupati in Italia: è la prima volta dal marzo del 2004 che l&#8217;Istat rileva un numero così elevato di senza lavoro. A ottobre il tasso di disoccupazione è salito all&#8217;8% dal 7,8% di settembre. Il numero delle persone in cerca di lavoro è di 2.004.000, in aumento del 2% [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&blog=2889080&post=59&subd=polix&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p> Più di due milioni di disoccupati in Italia: è la prima volta dal marzo del 2004 che l&#8217;Istat rileva un numero così elevato di senza lavoro. A ottobre il tasso di disoccupazione è salito all&#8217;8% dal 7,8% di settembre. Il numero delle persone in cerca di lavoro è di 2.004.000, in aumento del 2% ( 39mila persone) rispetto a settembre e del 13,4% ( 236mila) su base annua. Il tasso di disoccupazione giovanile &#8211; aggiunge l&#8217;istituto di statistica &#8211; a ottobre è aumentato al 26,9% dal 26,2% di settembre. </p>
<p>Sono 14.741.000, con un aumento di 210.000 unità rispetto all&#8217;ottobre 2008, gli &#8216;inattivi&#8217;, che per la statistica sono i non occupati che nelle quattro settimane che precedono l&#8217;indagine non hanno effettuato neanche un&#8217;azione attiva di ricerca di lavoro (categoria ampia che include gli studenti, le casalinghe, ma anche i cosiddetti &#8217;scoraggiati&#8217;, cioè i disoccupati di lungo corso che ormai non cercano più lavoro perché si sono convinti che non lo troveranno). Il tasso di inattività è pari al 37,4 per cento, invariato rispetto al mese precedente e in aumento dello 0,4 per cento su base annua. </p>
<p>Penalizzata l&#8217;occupazione femminile. Infatti l&#8217;occupazione maschile a ottobre 2009 è pari a 13.801.000 unità, con un incremento dello 0,2 per cento rispetto al mese precedente ( 31 mila unità) e una riduzione dell&#8217;1,5 per cento (-217 mila unità) rispetto al corrispondente mese dell&#8217;anno precedente. L&#8217;occupazione femminile raggiunge le 9.298.000 unità, con una riduzione rispetto a settembre dello 0,3 per cento (-30 mila unità) e dello 0,7 per cento (-67 mila unità) rispetto ad ottobre 2008. </p>
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		<title>Quel patrimonio di tre milioni</title>
		<link>http://polix.wordpress.com/2009/10/27/quel-patrimonio-di-tre-milioni/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 08:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spindoctor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Comportamento elettorale]]></category>

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		<description><![CDATA[A primarie concluse, la prima reazione è di sollievo. E' finita. Questa lunga, estenuante, complessa maratona congressuale. E al di là di valutazioni di merito, è finita bene. 

Senza contraddizioni sostanziali fra il voto degli iscritti e quello degli elettori, alle (cosiddette) primarie. Senza bisogno di ricorrere al ballottaggio. Oggi, finalmente, il Pd ha un segretario, Pierluigi Bersani. Ma soprattutto ha scoperto che può ancora contare su una base enorme. Quasi tre milioni di elettori e simpatizzanti. Che domenica hanno partecipato alle primarie. Nonostante tutto. Molti, rientrati dall'esilio, per una volta ancora. <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&blog=2889080&post=57&subd=polix&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di ILVO DIAMANTI (da www.repubblica.it, 27 0ttobre 2009)</p>
<p>A primarie concluse, la prima reazione è di sollievo. E&#8217; finita. Questa lunga, estenuante, complessa maratona congressuale. E al di là di valutazioni di merito, è finita bene. </p>
<p>Senza contraddizioni sostanziali fra il voto degli iscritti e quello degli elettori, alle (cosiddette) primarie. Senza bisogno di ricorrere al ballottaggio. Oggi, finalmente, il Pd ha un segretario, Pierluigi Bersani. Ma soprattutto ha scoperto che può ancora contare su una base enorme. Quasi tre milioni di elettori e simpatizzanti. Che domenica hanno partecipato alle primarie. Nonostante tutto. Molti, rientrati dall&#8217;esilio, per una volta ancora. </p>
<p>Bersani, con il 54% dei voti validi, ha distanziato gli altri due candidati. Che, pure, hanno riscosso un buon risultato. Franceschini ha raccolto un terzo dei voti. Marino ha ottenuto il 12%, il 4% in più rispetto al voto degli iscritti. Il dibattito congressuale non ha prodotto grandi emozioni. Identità chiare. Parole-chiave. Spendibili sul mercato politico, come slogan, dall&#8217;intero Pd. Tuttavia, alla fine, resta l&#8217;immagine di questa grande partecipazione. Un investimento sulla fiducia. Che sarebbe irresponsabile dissipare (ancora). </p>
<p>Sugli elettori delle primarie vorremmo proporre alcune considerazioni. Provvisorie, come i dati forniti dal Pd. (Ieri sera alle 18: poco più di 2 milioni, circa tre quarti del totale, incompleti soprattutto per il Sud). </p>
<p>1. La prima riguarda la partecipazione complessiva stimata dal Pd. Circa 2 milioni e 800 mila elettori &#8211; anche calcolando la presenza di giovani oltre i 16 anni e gli immigrati regolari &#8211; sono tanti. Circa il 35% degli elettori alle europee. Più di un elettore su tre. Nonostante la delusione verso un partito disorientato. Un&#8217;opposizione incerta. Una leadership indefinita. </p>
<p>Le ragioni di una partecipazione così ampia sono diverse. (a) Anzitutto, per la prima volta, si è trattato di una competizione vera. Non era mai avvenuto prima. Nel 2005 le primarie erano servite a legittimare l&#8217;investitura dell&#8217;unico possibile candidato premier. Romano Prodi. Ma anche nel 2007 si sono trasformate in un plebiscito per Veltroni, visto che l&#8217;unico vero sfidante, Bersani stesso, dopo un primo momento, rinunciò. Stavolta, invece, i candidati si sono affrontati in modo serio e aspro. (b) Un secondo incentivo alla partecipazione è riconducibile alla lunga fase congressuale. Per alcuni versi, defatigante. Ha tuttavia costruito una rete di tifosi e sostenitori organizzata e diffusa in tutto il paese. (c) Il terzo motivo è che gli elettori di centrosinistra sono pronti a mobilitarsi, se si forniscono loro occasioni serie e ragionevoli ragioni. Come hanno fatto anche stavolta. Quasi per riflesso condizionato. Alcuni &#8211; più di quanti si pensi &#8211; per disperazione. Come estremo atto di fiducia. Per non lasciare nulla di intentato. </p>
<p>2. La seconda considerazione riguarda la distribuzione territoriale della partecipazione alle primarie. Il cui dato è condizionato dall&#8217;andamento dello spoglio, incompleto e lungo. Soprattutto in alcune aree. Calcolata sul voto alle europee dello scorso giugno, raggiunge il massimo nelle zone rosse e nel Nordest. La partecipazione appare rilevante anche al Sud (dove, tuttavia, lo spoglio procede a rilento). Mentre è più ridotta nel Nordovest e nelle regioni centromeridionali: Lazio, Abruzzo e Molise. Le regioni del Nord sono quelle dove la partecipazione alle primarie appare più ampia rispetto agli iscritti. Soprattutto il Nordest. Mentre la partecipazione nelle zone rosse è coerente con la media nazionale (superiore di circa due volte e mezza agli iscritti). Infine, è più bassa nel Centro-Sud e nel Sud e nelle Isole. Questi indici suggeriscono diversi tipi di orientamento politico. Nelle regioni del Nord, in particolare, sottolineano l&#8217;importanza del voto di opinione. Espresso da elettori disposti a sostenere il Pd, ma senza atti di fede. Nelle regioni rosse, invece, la partecipazione alle primarie si è appoggiata, anche in questa occasione, alle tradizionali reti di appartenenza partitica. Nel Sud e nel Centrosud, infine, sembrano aver pesato maggiormente i meccanismi del voto personale e delle lobbies localiste. Mentre la mobilitazione sollecitata da motivi di identità e d&#8217;opinione appare meno propulsiva che altrove.</p>
<p>3. La terza osservazione riguarda il voto ai candidati. La base elettorale più caratterizzata è certamente quella di Marino. Che ha ottenuto i livelli più elevati nelle regioni del Nord e nelle province metropolitane (sempre oltre il 15%). Bersani, il vincitore, ha raggiunto il 60% nelle regioni del Sud (oltre il 70% in Calabria) e delle Isole. Ma ha conseguito un buon risultato anche nel Nordovest e nelle zone rosse. Ha peraltro vinto in quasi tutte le regioni. Il che ne legittima ulteriormente il successo. Franceschini, infine, appare il più &#8220;trasversale&#8221;, dal punto di vista della distribuzione territoriale dei consensi. In grado di intercettare circa un terzo dei voti dovunque.<br />
Mancano, per ora, dati sulla composizione sociale e anagrafica degli elettori. Ci fidiamo dell&#8217;esperienza diretta &#8211; nostra e dei nostri &#8220;testimoni privilegiati&#8221;. Raccontano di una base adulta e anziana, ma con un&#8217;ampia presenza femminile. I giovani si sono visti di meno. Ma abbiamo l&#8217;impressione che si tratti di un problema più ampio. Demografico oltre che culturale. Si vedono poco perché sono pochi. </p>
<p>Finita questa infinita maratona congressuale, il maggiore partito di opposizione potrà finalmente fare opposizione. Se ne sarà capace. Oggi ha un segretario, legittimato dal voto degli iscritti e degli elettori. Ma soprattutto: le primarie gli hanno restituito una base ampia. Milioni di persone. Vere. Pronte a uscire di casa e a cercare un seggio provvisorio, presidiato da militanti. Per votare. Dopo aver pagato una somma, per quanto piccola. </p>
<p>Un&#8217;indicazione importante &#8211; sorprendente &#8211; al tempo della democrazia del pubblico. Dove è convinzione condivisa, anche nel centrosinistra, che lo spazio politico coincida con quello mediatico. In particolare con la televisione. La partecipazione alle primarie rammenta che la politica si può (vorremmo dire: si deve) fare anche sul territorio. Anche nella società. Per il PD, un&#8217;avvertenza utile. Forse l&#8217;ultima. </p>
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		<title>L&#8217;astensione senza opposizione</title>
		<link>http://polix.wordpress.com/2009/06/29/lastensione-senza-opposizione/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 18:07:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spindoctor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comportamento elettorale]]></category>

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		<description><![CDATA[ Concluso il turno elettorale di giugno, il Pd si è tuffato in una nuova sfida. Questa volta interna. Il congresso d'autunno per eleggere il segretario.

Per mettere fine alla "supplenza" di Franceschini (non necessariamente alla sua carriera di leader). Nulla da eccepire sulle scelte autonome del principale partito di opposizione. Salvo che questo sarebbe, anzitutto, il momento di fare, appunto, l'opposizione. Non solo all'interno, come avviene da anni, segnati da conflitti e agguati (fatto un segretario, altri leader appaiono pronti a rimpiazzarlo). Dovrebbe invece fare opposizione al governo, ma soprattutto al premier e al suo partito. Che per la prima volta, dopo il voto del 2008, appaiono in difficoltà.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&blog=2889080&post=56&subd=polix&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di ILVO DIAMANTI (tratto da www.repubblica.it)</p>
<p>- Concluso il turno elettorale di giugno, il Pd si è tuffato in una nuova sfida. Questa volta interna. Il congresso d&#8217;autunno per eleggere il segretario.</p>
<p>Per mettere fine alla &#8220;supplenza&#8221; di Franceschini (non necessariamente alla sua carriera di leader). Nulla da eccepire sulle scelte autonome del principale partito di opposizione. Salvo che questo sarebbe, anzitutto, il momento di fare, appunto, l&#8217;opposizione. Non solo all&#8217;interno, come avviene da anni, segnati da conflitti e agguati (fatto un segretario, altri leader appaiono pronti a rimpiazzarlo). Dovrebbe invece fare opposizione al governo, ma soprattutto al premier e al suo partito. Che per la prima volta, dopo il voto del 2008, appaiono in difficoltà.</p>
<p>A modo suo, lo ha ammesso anche Silvio Berlusconi, quando, accennando alle vicende che gli stanno creando disagio, ha concluso: &#8220;Agli italiani piaccio così&#8221;. Aggiungendo: &#8220;Il 61% degli italiani ha fiducia in me&#8221;. Senza ulteriori chiarimenti circa la titolarità e la responsabilità dei sondaggi, il campione, il quesito impiegato, ecc&#8230;. Il premier, d&#8217;altronde, non si è mai preoccupato delle regole e dei vincoli circa l&#8217;uso e le fonti dei dati che distribuisce con tanta generosità.</p>
<p>Nessun garante e nessuna authority, d&#8217;altronde, gliene hai mai chiesto conto, a quanto ci risulta. Tuttavia, il 61% significa, comunque, 15 punti in meno del grado di fiducia che Berlusconi si attribuiva un paio di mesi fa. Quando, peraltro, affermava che il Pdl avrebbe sfondato il muro del 40% dei voti. Anzi: si sarebbe avvicinato al 45%. Anche in questo caso: 10 punti più di quelli effettivamente ottenuti alle elezioni europee.</p>
<p>D&#8217;altra parte, al di là della misura effettiva (al Cavaliere piace molto apparire più alto di quel che è), dalla fine di aprile gli indici di fiducia nei suoi riguardi hanno cominciato effettivamente a scendere. Molto più di quelli nei confronti del governo. Al tempo stesso, hanno iniziato a flettere, nei sondaggi, anche le intenzioni di voto per il Pdl. Senza che, peraltro, ne beneficiasse l&#8217;opposizione. Salvo l&#8217;Idv di Antonio Di Pietro. Insieme alla Lega: opposizione &#8220;nella&#8221; maggioranza. Principale dato effettivamente in aumento: l&#8217;incertezza.</p>
<p>Come abbiamo rilevato in diverse occasioni, la quota di elettori indecisi (cfr. fra gli altri, i sondaggi di Ipsos) in poche settimane si è allargata: dal 20% a un terzo degli elettori. Spinta, soprattutto, da coloro che nel 2008 avevano votato per il Pdl. Senza che, nel frattempo, nulla fosse cambiato sostanzialmente: nell&#8217;economia, nei consumi, nella sicurezza. D&#8217;altronde, un solo argomento, da due mesi, occupa le prime pagine dei giornali (ma non dei telegiornali): Berlusconi e le donne (per dirla in modo generico e allusivo). Non si è parlato d&#8217;altro in campagna elettorale. E ciò ha indebolito non tanto l&#8217;immagine del governo, ma direttamente quella del premier.</p>
<p>Tuttavia, l&#8217;immagine personale del premier, assai più di quella del governo, coincide con l&#8217;identità della maggioranza. O meglio: del partito di maggioranza. Da ciò il fastidio e il disamore di molti elettori del Pdl che si è tradotto nel voto e, in particolare, nel non-voto. Incoraggiati &#8211; o scoraggiati &#8211; dallo specifico tipo di competizione, le europee. Usate, spesso, per lanciare messaggi ai partiti e soprattutto al governo. In questo caso: al premier. Da ciò l&#8217;astensione, che è cresciuta pesantemente rispetto all&#8217;anno scorso, ma anche rispetto alle precedenti europee del 2004. Ai danni soprattutto del Pdl. Come conferma l&#8217;analisi statistica dei flussi elettorali condotta dall&#8217;Istituto Cattaneo di Bologna (con il modello di Goodman) partendo dai risultati delle sezioni elettorali nelle principali città.</p>
<p>Tra coloro che avevano votato per il Pdl alle politiche del 2008, alle recenti europee si è astenuto: l&#8217;8,4% (sul totale degli elettori) a Torino, il 9% a Milano, circa il 7% a Brescia e a Verona. E ancora: intorno al 5-6% a Padova, Reggio Emilia e Firenze; ma l&#8217;11% a Napoli, il 14% a Roma e addirittura il 18% a Reggio Calabria e il 22% a Catania. L&#8217;astensione ha colpito di nuovo e in modo pesante il centrodestra anche ai ballottaggi delle amministrative. Soprattutto i candidati del Pdl: a Milano, Torino, Firenze, Bari, Padova. Il profilo di coloro che hanno abbandonato il Pdl in questa occasione (sondaggio LaPolis, Università di Urbino, 15-20 giugno, campione nazionale, 1400 casi) segnala che si tratta dell&#8217;elettorato &#8220;moderato&#8221;, che nello spazio politico si posiziona intorno al &#8220;centro&#8221;.</p>
<p>Dal punto di vista sociale, la figura &#8220;tipica&#8221; dell&#8217;astensionismo nel Pdl è costituita dalla casalinga che risiede nel Sud. L&#8217;astensione massiccia che ha investito il Pdl, tuttavia, non segnala solo il disagio della base elettorale di centrodestra verso il partito di riferimento e il suo leader. Sottolinea, al tempo stesso, la debolezza del principale partito di opposizione.<br />
Il Pd, infatti, si dimostra incapace di sfruttare il disagio degli elettori moderati di centrodestra. Non solo, ma, a sua volta, ha perso voti un po&#8217; in tutte le direzioni. Dovunque. A Nord, nel Centro e nel Mezzogiorno.</p>
<p>Verso l&#8217;astensione (anche se in misura molto più ridotta del Pdl). Ma soprattutto: verso l&#8217;Idv e l&#8217;Udc. Poi: verso i partiti di sinistra. E ancora, nelle città &#8220;rosse&#8221;: verso la Lega. In alcuni casi, per quanto in misura ridotta: anche verso il Pdl. Il Partito democratico non riesce ad attrarre a sé una parte almeno degli elettori delusi ed elusi dal Pdl perché è afasico, abulico e un poco anonimo. Gli mancano un volto e le parole. In tema di sicurezza, immigrazione, ma perfino sui costi della politica e sull&#8217;economia: gli elettori ritengono il centrodestra più credibile e attrezzato del centrosinistra (sondaggio LaPolis Università di Urbino, 15-20 giugno 2009).</p>
<p>Il Pd: fatica a tenere i piedi per terra. A tenere rapporti solidi con il territorio e con la società. Per cui non riesce a incalzare Berlusconi. A &#8220;sfruttarne&#8221; il disagio e gli imbarazzi. Come ai tempi della campagna elettorale del 2008. Quando Berlusconi era l&#8217;Innominato. Mai nominato per timore di fare antiberlusconismo. Con grande beneficio per l&#8217;Innominato.</p>
<p>In effetti, da allora il filo dell&#8217;opposizione è stato afferrato dall&#8217;Idv e perfino dalla Lega, alleata inquieta ma fedele di Berlusconi. Il problema del Pd, prima e oltre il congresso, è di &#8220;fare&#8221; opposizione. Non al proprio interno, riaprendo personalismi vecchi (magari in nome del &#8220;nuovo&#8221;). Ma a Berlusconi e al centrodestra. Dicendo tre-quattro parole chiare e condivise su altrettante questioni: lavoro, sicurezza, economia, Welfare. (Al momento non ne viene in mente nessuna). Senza inseguire la Lega e la Destra sul loro terreno (non c&#8217;è partita). E scegliendo un leader capace di sfidare e contrastare apertamente Berlusconi. Senza timore di fare dell&#8217;antiberlusconismo. Un modello di valori pubblici e privati e, al tempo stesso, uno stile di vita. A cui Berlusconi dà volto, voce e biografia. Occorre qualcuno in grado di fare altrettanto. In modo evidentemente &#8211; ed efficacemente &#8211; alternativo. Perché il paese, questo paese, è politicamente contendibile. Lo si è visto in questo turno elettorale. Ma ci vuole qualcuno che lo contenda veramente. Un contendente. Noi soffriamo da sempre di miopia (politica e non solo), ma per ora non ne vediamo.</p>
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		<title>Il Il voto locale offre la vera dimensione dei rapporti di forza</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 08:31:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spindoctor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi politiche]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;analisi di Massimo Franco tratta da www.corriere.it
Per una manciata di ore, la battuta d’arresto del Pdl ha velato la sconfitta del centrosinistra alle europee. Le attese di un’affermazione clamorosa del governo, alimentate da Silvio Berlusconi, hanno permesso al partito di Dario Franceschini di additare lo scarto fra quelle ambizioni e la realtà. La soglia psicologica [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&blog=2889080&post=53&subd=polix&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>L&#8217;analisi di Massimo Franco tratta da www.corriere.it</strong><em></p>
<p>Per una manciata di ore, la battuta d’arresto del Pdl ha velato la sconfitta del centrosinistra alle europee. Le attese di un’affermazione clamorosa del governo, alimentate da Silvio Berlusconi, hanno permesso al partito di Dario Franceschini di additare lo scarto fra quelle ambizioni e la realtà. La soglia psicologica del 40 per cento dei voti, mancata ampiamente dal presidente del Consiglio, ha nascosto quella che sotto voce il Pd si era riproposto di raggiungere: fra il 27 ed il 28, comunque ben sotto il 33,2 del 2008. Non solo: il panorama di macerie offerto da gran parte della sinistra europea ha contribuito al sollievo del Pd, deciso ad accreditarsi come uno dei grandi superstiti del 6 e 7 giugno. E da questo punto di vista lo è. Ma il calo dei suoi consensi, non compensato del tutto dal successo dell’Idv di Antonio Di Pietro, sta emergendo nelle sue dimensioni reali. A renderlo vistoso è la geografia politica che lentamente affiora dalle amministrative celebrate insieme alle europee: un quadro a dir poco in chiaroscuro, tale da ridimensionare gli entusiasmi sulla tenuta del progetto del Pd. I primi risultati trasmettono l’immagine di una ragnatela di interessi e nomenklature locali, nella quale non esistono più rendite di posizione: per il fronte berlusconiano, ma soprattutto per i suoi avversari che detenevano da decenni il potere in alcune zone del Paese. Oltre tutto, il centrosinistra partiva da posizioni di forza, che dopo cinque anni appaiono intaccate; ed accentuano la sensazione di uno smottamento progressivo nelle giunte. Alcuni dei feudi governati storicamente dall’Unione prodiana mostrano smagliature.</p>
<p>Il richiamo di quello che la Lega ha definito «laburismo padano» spiega come mai il centrodestra si infiltri in Emilia Romagna e Toscana, conquistando consensi in classi sociali finora monopolio della sinistra. In realtà come l’Umbria, regione di «giunte rosse», il Pdl fa registrare un successo imprevisto. E i dati diffusi ieri dall’«Istituto Carlo Cattaneo» di Bologna offrono uno spaccato impietoso dei nuovi rapporti di forza. Dicono che alle europee il Pd ha perso oltre 2,1 milioni di voti rispetto al 2004 (-21 per cento), e 4,1 milioni nel confronto con le politiche dell’anno scorso. Il partito di Franceschini risponde ricordando che non contano solo i numeri, ma la tentazione berlusconiana di trasformare la consultazione in un referendum su di sé: un’operazione risoltasi in «una musata», secondo l’espressione colorita di Piero Fassino. Si aggiunge che lo stesso Pdl perde circa 3 milioni di voti sulle politiche; e si fa presente che nel 2008 c’erano in lista col Pd anche alcuni esponenti radicali. Ma lo scambio di accuse fra i due maggiori partiti tende ad interpretare con lenti bipolari una situazione dalla quale il bipolarismo esce un po’ indebolito. La vittoria parallela della Lega e dell’Idv rende il problema delle alleanze particolarmente acuto. Bossi è fondamentale per la strategia berlusconiana: tanto più in vista delle regionali del prossimo anno. Il fatto che il ministro Roberto Calderoli dica che i voti leghisti «si pesano e non si contano» anticipa la trattativa per la presidenza di alcune regioni del nord: sebbene riveli l’ammissione del mancato sorpasso sul Pdl in Veneto. Per il Pd, in parallelo, non solo rimane cruciale l’intesa con Di Pietro. Si ripropone anche il rompicapo di un collegamento con l’estrema sinistra. Per tutti, rimane l’incognita del ruolo dell’Udc centrista di Pier Ferdinando Casini, per ora paga di avere aumentato i voti su una linea difficile. Eppure, i due schieramenti non sembrano sul punto di rompersi: al massimo, rifaranno i conti al proprio interno.</p>
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		<title>La svolta delle città</title>
		<link>http://polix.wordpress.com/2009/06/09/la-svolta-delle-citta/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 08:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spindoctor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi politiche]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;analisi di Angelo Panebianco tratta da www.corriere.it
Per aiutare i lettori ad orientarsi, di fronte ai risultati di questa tornata di elezioni, occorre prima di tutto rammentare che europee e amministrative sono fra loro diversissime. Dal punto di vista della politica interna italiana (tralascio qui gli aspetti che riguardano la composizione del Parlamento europeo) le elezioni [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&blog=2889080&post=52&subd=polix&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>L&#8217;analisi di Angelo Panebianco tratta da www.corriere.it</strong><em></p>
<p>Per aiutare i lettori ad orientarsi, di fronte ai risultati di questa tornata di elezioni, occorre prima di tutto rammentare che europee e amministrative sono fra loro diversissime. Dal punto di vista della politica interna italiana (tralascio qui gli aspetti che riguardano la composizione del Parlamento europeo) le elezioni europee sono un evento più mediatico che di sostanza. Hanno a che fare con questioni di «immagine», non con gli equilibri politici. In termini di immagine è vero che Berlusconi non ha raggiunto l’obiettivo dello «sfondamento» elettorale. Però, attenzione a non scambiare ciò per l&#8217;inizio di un declino politico. La verità è che il Popolo della Libertà, persino in elezioni «bizzarre» e anomale come quelle europee (con la loro alta astensione), mantiene sostanzialmente i suoi consensi e supera largamente il centrosinistra. E ciò accade nonostante si tratti del principale partito di governo che, in quanto tale, opera in una situazione di grave crisi economica. E che deve fronteggiare l’ascesa della Lega. Il partito di Berlusconi, in realtà, segue un trend che è generale in Europa e che vede le forze di centrodestra prevalere nettamente su quelle di centrosinistra.</p>
<p>La conferma viene dal voto più importante ai fini della dinamica politica interna, le amministrative. Qui si sta realizzando un netto successo del centrodestra e del suo leader Berlusconi, ottenuto in elezioni che tradizionalmente avvantaggiavano il centrosinistra. Persino nella «rossa » Firenze il Pd riesce a strappare solo un ballottaggio al Comune. Nelle amministrative, molto più che nelle europee, emergono le gravi difficoltà in cui si dibatte la principale forza di opposizione, il Partito democratico. Esso tiene a fatica nelle storiche aree del vecchio insediamento, Emilia Romagna e Toscana. Ma, per fare altri esempi importanti, viene sostanzialmente espulso definitivamente dalla Lombardia, dove perde anche storiche roccaforti come Pavia e Cremona e subisce, a Milano, il sorpasso del candidato del centrodestra Podestà sul presidente uscente della Provincia Penati. È nettamente distaccato dal centrodestra in Veneto. Arretra in Campania e perde definitivamente la Provincia di Napoli. Cala anche in altre aree di suo tradizionale insediamento come Umbria, Marche, Basilicata. Politicamente poi, la croce che il Partito democratico si è portato addosso nell’ultimo anno, Di Pietro, risulta ulteriormente appesantita. A destra, i forti successi della Lega al Nord in Province e Comuni accrescono la spinta alla competizione fra le due forze di governo, Lega e Popolo della Libertà. Si rafforzano le tendenze emerse nelle elezioni politiche del 2008. Il vero luogo della competizione è, al momento, tutto interno all’area di governo. E la cosa è preoccupante. A lungo andare, non fa bene alla democrazia la presenza di una opposizione democratica debolissima, in crisi di idee e di identità e che, troppo spesso, non sa trovare toni e argomenti che la rendano una plausibile alternativa di governo.</p>
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		<title>Gli esperti e la «quota successo»:  Pd 30%, Pdl 40%</title>
		<link>http://polix.wordpress.com/2009/06/07/gli-esperti-e-la-%c2%abquota-successo%c2%bb-pd-30-pdl-40/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 15:44:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spindoctor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi politiche]]></category>

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		<description><![CDATA[D’Alimonte: per la Lega l’8% sarebbe ottimo.  Barbera: una vittoria Di Pietro al 6%
ROMA — La matematica applicata alla politica, spesso, è un’opinione. Ma è un’opinione che, se ben argo mentata, può consentire la sopravvi venza o decretare la fine di un leader. A un numero freddo e implacabile — il 4 della soglia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&blog=2889080&post=50&subd=polix&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>D’Alimonte: per la Lega l’8% sarebbe ottimo.  Barbera: una vittoria Di Pietro al 6%</em></p>
<p>ROMA — La matematica applicata alla politica, spesso, è un’opinione. Ma è un’opinione che, se ben argo mentata, può consentire la sopravvi venza o decretare la fine di un leader. A un numero freddo e implacabile — il 4 della soglia di sbarramento (o so pravvivenza) dei partiti — fanno da contraltare altre percentuali, con va lenza meno oggettiva. Perché vanno soppesate, valutate, commisurate ai sondaggi, alle aspettative, alle prece denti Europee, ma anche alle Politiche e alle Amministrative, nonché ad ac corpamenti e rimescolamenti. Difficile anche per i politologi provare a distri carsi nella selva dei numeri.</p>
<p>Il Pd, per esempio. Claudio Velardi, annunciando il non voto, ha quasi irri so il Pd che «si prepara a festeggiare il 27 per cento». E ha ragione, secondo il professor Roberto D’Alimonte: «Con tutti i difetti che può avere avuto Wal ter Veltroni, era riuscito a portare il Pd al 33 per cento. Certo non riuscirà a eguagliarlo Franceschini, ma se andas se sotto il 30 per cento non si potrebbe che considerarlo un risultato negati vo ». Eppure l’ultimo sondaggio arriva to sul tavolo di Veltroni, poco prima delle dimissioni, aveva visto il partito precipitare al 22. Risalire al 27, secon do le speranze del Nazareno, potrebbe consentire di tirare un sospiro di sollie vo, scendere sotto il 25 sarebbe la débâcle finale, o quasi. «Ma no — ri batte Marcello Veneziani —. Io credo alla ciclicità non ai disastri. Il Pd è in una fase di passaggio. Franceschini non sarà certo il leader del futuro, an che se si è battuto non male, sia pure con qualche caduta. Ma è fisiologico che, dopo il calo, il Pd si riprenda». Il costituzionalista Augusto Barbera con sidera «eccellente» un risultato dal 27 al 30%: «Considerando che non c’è più il traino del voto utile, mi parrebbe un buon esito. Del resto — scherza — an che all’università è un bel voto». Quan to a Franceschini, sostiene, «è stato la sciato solo dal gruppo dirigente: ha fat to quel che poteva». «Contenti loro— commenta lo storico Piero Melograni —. Il 27% per sarebbe un successo so lo considerando il fatto che come op posizione sono stati quasi inerti».</p>
<p>Dall’asticella del Pd dipenderanno la sopravvivenza politica di France schini e l’esito del congresso di otto bre, ma anche le future alleanze. Con l’Italia dei Valori, per esempio. Per Ve neziani Di Pietro potrebbe ritenersi soddisfatto anche solo di un 6%, «con­siderando il ricompattamento con il Pd e una prevedibile fuga di qualche elettore a sinistra». Anche per D’Ali monte la soglia del 6 sarebbe un otti mo risultato: «Anche se le aspettative, causate dai sondaggi, sono più alte. Ma fino al 2008 non è mai andato oltre il 4». Per Melograni Di Pietro dovreb be accontentarsi: «Non ha fatto una campagna entusiasmante, ha solo ap profittato del vuoto dell’opposizione». Pollice verso anche da Barbera: «L’Idv era data molto in crescita all’inizio del la campagna elettorale, poi però Di Pie tro è apparso ripetitivo e ossessivo, sembrava quasi una caricatura di se stesso. Con il 6 per cento dovrebbe ri tenersi più che soddisfatto».</p>
<p>Quanto al Pdl, Veneziani non crede alle ipotesi trionfalistiche di Berlusco ni, che si era spinto a vaticinare una percentuale oltre il 43: «Se arriva al 38 è già un buon risultato: troppi fattori di logoramento. Ma non ci sarà certo il tracollo che qualcuno sperava dopo le notizie di cronaca». Barbera crede che Berlusconi si possa ritenere soddisfat to solo se il Pdl arrivasse al 40%: «So prattutto in considerazione dei nume ri più alti che aveva accreditato». So stiene Melograni: «Berlusconi non è finito, ma non c’è più lo smalto di pri ma. Un 40% sarebbe un risultato straor dinario ». Tanto più se si accoppiasse a quel 10 per cento che qualcuno ritiene possibile per la Lega. Per Veneziani an che l’8 sarebbe buono per il Carroccio: «E’ un partito che cresce, che ha la sua forza nella carica identitaria». D’Alimonte è dello stesso parere: «L’8 sareb be un ottimo risultato per un partito che è in fase ascendente. Anche se bi sognerebbe guardare anche i valori assoluti e la partecipazione al voto. I numeri possono ingannare se non bene interpretati». </p>
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		<title>Comuni e Province, il Pdl vede il sorpasso</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 12:39:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spindoctor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi politiche]]></category>

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		<description><![CDATA[di Roberto D&#8217;Alimonte
Tratto da www.ilsole24ore.com
Questa è una tornata elettorale in cui la destra ha un vantaggio netto rispetto alla sinistra. Non solo lo schieramento di Berlusconi ha il vento in poppa anche se forse in queste ultime settimane si è un po&#8217; afflosciato. È anche il punto di partenza che rende le cose difficili per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&blog=2889080&post=49&subd=polix&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di Roberto D&#8217;Alimonte<br />
Tratto da www.ilsole24ore.com</p>
<p>Questa è una tornata elettorale in cui la destra ha un vantaggio netto rispetto alla sinistra. Non solo lo schieramento di Berlusconi ha il vento in poppa anche se forse in queste ultime settimane si è un po&#8217; afflosciato. È anche il punto di partenza che rende le cose difficili per la sinistra.<br />
Nel 2004 infatti le andò tutto bene. Alle europee la lista Uniti nell&#8217;Ulivo ottenne il 31,1% mentre tutta la sinistra arrivò al 46,2%. Alle comunali riuscì a conquistare 24 comuni capoluogo su 30, tra cui città importanti come Bergamo, Pavia, Padova, Bari. Alle provinciali vinse in 51 delle 60 province che allora andarono al voto (questa volta sono 62), tra cui Torino, Milano, Belluno, Cremona, Lecco, Bari. Un risultato impossibile da replicare oggi nelle condizioni in cui si trova il partito di Franceschini.</p>
<p>Sulla base delle simulazioni fatte utilizzando i dati delle politiche 2008 e delle alleanze 2009 (tabella in pagina) è possibile che possa finire 15 a 15 nei comuni capoluogo e 25 a 37 nelle province. Come dire che, nel totale delle amministrazioni principali, si passerebbe da un 75 a 15 per il centro-sinistra a un 52 a 40 per il centro-destra. Ovviamente, va ribadito, esclusivamente sulla base dei dati elettorali del 2008.<br />
È praticamente certo che la sinistra manterrà quasi tutte le sue posizioni nei comuni e nelle province di Emilia, Toscana, Umbria e Marche. Ma non sarà così altrove. Nei comuni del Nord non finirà 6 a 2 come nel 2004 e nelle province non finirà 13 a 7. Al Sud il risultato fu di 6 a 3 nei comuni e 17 a 2 nelle province. Anche qui le tabelle sotto evidenziano un cambiamento significativo. Eppure anche se i numeri non saranno certamente quelli del 2004 la sinistra limiterà i danni e la delusione se riuscirà a mantenere alcune posizioni chiave, soprattutto al Nord. Oltre alla percentuale di voti che Pd e Pdl otterranno alle europee saranno i risultati di Bergamo, Padova, Milano, Bari a condizionare il giudizio complessivo su queste elezioni. Ma questo non è l&#8217;unico elemento di interesse di questa tornata elettorale.</p>
<p>In primo luogo si evidenzia la tenace persistenza della frammentazione partitica. Grazie alla soglia del 4% alle europee e all&#8217;esito delle ultime politiche questa antica patologia del nostro sistema politico – almeno per ora – è stata bloccata a livello nazionale. Non così invece a livello locale. Nei 30 comuni capoluogo si sono presentate in media 17 liste. A Bari sono addirittura 30. Nelle province il numero medio è 18,3. A Torino ce ne sono 34, a Cosenza arrivano a 38. C&#8217;è qualcosa che non va nella legge elettorale. È vero che sindaci e presidenti di provincia sono eletti direttamente. È vero che la loro stabilità è assicurata dalla regola per cui un eventuale voto di sfiducia da parte dei consigli porta automaticamente ad elezioni anticipate. È vero che non tutte queste liste otterranno seggi. Ma è anche vero che saranno comunque tante, troppe, a essere rappresentate nei consigli in assenza di soglie di sbarramento efficaci. E allora con questi livelli di frammentazione la stabilità degli esecutivi rischia di essere pagata a caro prezzo. Come si fa a governare efficacemente con coalizioni rissose formate da un numero così elevato di partiti?</p>
<p>A livello nazionale le ultime elezioni hanno portato alla formazione di due mini-coalizioni. Il governo Berlusconi è formato da due partiti (tre se si conta il Mpa). A livello locale invece continua la pratica delle maxi-coalizioni sia a destra che a sinistra. In media le coalizioni comunali di sinistra sono formate da 6,1 liste, quelle di destra da 5,3. Ma le differenze locali sono notevoli. La media nasconde situazioni assurde. A Bari sono addirittura 15 le liste che appoggiano il candidato-sindaco della destra. A livello provinciale è la stessa cosa. Le coalizioni di sinistra hanno in media 5,8 liste e quelle di destra 5,9. Ma a Salerno le liste della destra sono 17 e a Rieti 16. A Cosenza ciascuno dei due candidati principali è sostenuto da 15 liste.<br />
Il quadro complessivo delle liste permette considerazioni interessanti anche sulle alleanze. Rifondazione comunista &#8211; quella di Ferrero, non quella di Vendola &#8211; è alleata al Pd in 13 comuni su 30. L&#8217;Udc è alleata al Pdl in 10 comuni e non è mai alleata al Pd. Negli altri comuni corre da sola in attesa di decidere cosa fare eventualmente al secondo turno. Questi sono i due casi più interessanti per le loro implicazioni nazionali. Poi ci sono gli altri casi.</p>
<p>La Destra di Storace che è insieme al Pdl in 4 comuni. Di Pietro che corre da solo in 5 casi. La Lega che a Pesaro e Reggio Emilia ha una lista propria. Poi ci sono liste come il Nuovo Psi, che avrebbero dovuto confluire dentro il Pdl ma sono ancora vive e vegete in certe realtà locali.<br />
Ma la cosa che colpisce di più è la proliferazione di liste civiche di ogni colore. Sono sigle che servono a diversi scopi: costituirsi una rendita di posizione, fare incursioni nell&#8217;elettorato altrui, dimostrate la forza dei candidati rispetto a quella del partito. Ma il loro effetto sistemico è quello di indebolire i grandi partiti di cui invece c&#8217;è bisogno sia a livello nazionale che a livello locale per avere una vera democrazia governante.</p>
<p>Questo quadro è lo specchio di un paese in cui la rappresentanza politica è ancora in cerca di una ricomposizione stabile. Il sistema politico italiano non ha ancora trovato un suo punto di equilibrio. Non dipende solo dalle regole, ma senza regole tutto diventa più difficile. Perciò a livello locale, ma non solo, è necessario intervenire per correggere la legge elettorale. Ci vuole una soglia vera e ci vuole una norma che impedisca a liste-civetta di portare acqua ai candidati-sindaco e ai candidati-presidente. Le prossime elezioni forniranno una ragione in più.</p>
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		<title>Quattro italiani su dieci riducono i consumi tra vestiti, viaggi e ristoranti</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 13:34:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spindoctor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Capitale sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217; è chi ha perso il lavoro e chi si è indebitato, chi ha ridotto i consumi oppure, per paura di spendere, evita addirittura di entrare nei negozi. Queste situazioni si vivono in famiglia. O colpiscono la cerchia dei propri amici, e si teme di (s)cadere nelle stesse condizioni. Ma il perimetro della crisi economica [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polix.wordpress.com&blog=2889080&post=40&subd=polix&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>C&#8217; è chi ha perso il lavoro e chi si è indebitato, chi ha ridotto i consumi oppure, per paura di spendere, evita addirittura di entrare nei negozi. Queste situazioni si vivono in famiglia. O colpiscono la cerchia dei propri amici, e si teme di (s)cadere nelle stesse condizioni. Ma il perimetro della crisi economica che sta attraversando l&#8217; Italia è molto più ampio: il sondaggio dell&#8217; Osservatorio sul capitale sociale ne fornisce alcune misure piuttosto esplicite. Ci vorrà del tempo per verificare la durata e l&#8217; effettivo impatto delle turbolenze che, da qualche settimana, stanno agitando i mercati mondiali. Ma alcune conseguenze sono già visibili, nella società italiana.</p>
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